25 aprile

Storie folk e 25 aprile

“[…] le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda; la leggenda sbiadisce nel mito; ma anche il mito è ormai dimenticato, quando ritorna l’Epoca che lo vide nascere […]”

Quello che avete appena letto è l’incipit della saga fantasy La Ruota del Tempo, di Robert Jordan. Lasciamo un attimo da parte la visione ciclica del tempo e concentriamoci sull’altro concetto espresso.

La storia che diventa leggenda, la leggenda che diventa mito. Il fatto che le leggende di oggi sono la storia recente di ieri e che la storia recente di oggi possa diventare leggenda di domani. Più semplicemente, il fatto che i grandi eventi della storia lascino un segno che può durare più della memoria dell’evento stesso.

Il 25 aprile si celebra l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, avvenuta nel 1945.

Settantaquattro anni sono relativamente pochi. La memoria degli eventi è ancora fresca, le connotazioni politiche ancora forti.

Ma, lasciando da parte tutto questo, oggi vogliamo giocare un po’ con quella che è forse la parte più “folk” della Resistenza: i canti partigiani.

Un paio di mesi fa abbiamo provato a immaginare che un’antica ballata svedese potesse diventare una notizia di gossip. Oggi, proviamo a immaginare come le canzoni della Resistenza possano svuotarsi del loro significato storico-politico e diventare storie folk.

Storia numero 1

C’era una volta un ragazzo. Una mattina si svegliò e scoprì che da oltre le montagne erano arrivati degli orchi malvagi. Tanto grande fu il suo sconforto, che per poco non ne morì.

Un vecchio guerriero lo trovò in quello stato di disperazione e gli disse che gli avrebbe insegnato a combattere. Al ragazzo si strinse un po’ il cuore quando dovette lasciare casa e salutare la giovane che amava.

Il vecchio gli insegnò a combattere. Il ragazzo lottò contro gli orchi. Presto divenne famoso per il suo coraggio e il suo valore.

Un giorno, però, in una battaglia, si scontrò con un nemico troppo forte, che lo uccise.

Quella che era stata la sua promessa sposa lo pianse amaramente. Lo seppellì sulle montagne dove aveva combattuto.

La guerra andò avanti e gli orchi furono sconfitti. Sulla tomba del giovane sbocciò un fiore, il più bello che si fosse mai visto, e quando quello fu appassito ne sbocciò uno uguale, e così per molti e molti anni. E quando qualcuno passava di lì non poteva non vederlo e non ricordare il giovane morto per la libertà.

Comparendo nella colonna sonora della serie tv “La casa de Papel”, “Bella Ciao” ha già dimostrato di poter trovare nuovi ruoli nella cultura di massa ed essere di più che una canzone legata a un particolare momento storico.

Storia numero 2

C’era una volta una terra su cui era calata una maledizione; uno stregone ne aveva preso il controllo e l’aveva condannata a un inverno perenne.

Un giovane decise un giorno di opporsi allo stregone. Partì di casa in una notte di bufera, con ai piedi un paio di scarpe rotte.

In mezzo al vento che fischiava, raggiunse una casa. Una donna lo accolse e gli diede un pasto caldo. Quando sentì che voleva sconfiggere lo stregone, gli indicò altre case dove trovare gente amica, guerrieri che si unissero a lui e maghe capaci di aiutarlo.

Quando la mattina dopo il giovane ripartì, la donna gli diede un fazzoletto rosso. Gli disse che, finché l’avesse tenuto con sé, avrebbe sempre trovato la forza per andare avanti e che finché il suo cuore fosse stato saldo anche il suo braccio sarebbe stato forte.

Il giovane si mise in cammino verso il castello dello stregone. Camminava giorno e notte, facendosi guidare dal sole e dalle stelle. Raccolse intorno a sé molti altri che, come lui, volevano combattere per far tornare la primavera.

Infine, il giovane e il suo piccolo esercito riuscirono a sconfiggere lo stregone. Il giovane tornò a casa sventolando il fazzoletto rosso come la prima alba di primavera.

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