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Storie da luoghi abbandonati: la villa della contessa impazzita

Sonia Ricchetti, in arte Ossi di Seppia, ha come grande passione l’esplorazione urbana. Le piace esplorare luoghi abbandonati, scoprire la loro storia e preservarne la memoria storica. 

Sonia ha accettato di collaborare con The StoryTimes e raccontarci alcune storie di luoghi “maledetti” che ha visitato durante le sue esplorazioni. Quello che segue è un suo racconto, corredato da fotografie da lei scattate.

C’era una volta (o, più precisamente, c’era nel 1600) una giovane nobildonna veneziana. La ragazza conobbe nella sua città uno splendido ragazzo che le rubò il cuore. Dopo una breve storia d’amore, il giovane fuggì dalla nobile innamorata e sparì per sempre dalla sua vita. La contessina cadde in uno stato di profonda depressione, niente sembrava risollevare il suo animo… così il fratello decise di portarla lontano dalla città che le ricordava quell’amore finito, facendola trasferire nella dimora veneta della famiglia.

Fin qui ci sembrerà la classica storia di una povera donna ferita dall’egoismo maschile, da un uomo che dopo aver ottenuto ciò che bramava si fa di nebbia. Eppure, forse il giovane si diede alla fuga per un unico motivo: nel cuore della contessa non poteva esserci amore.

Qualche mese dopo l’arrivo della contessa nella dimora veneta, la donna sembrava totalmente guarita da quello stato depressivo così acuto.
Sul suo viso apparve improvvisamente un sorriso ed ella andò a conoscere tutti i vicini, i quali furono rapiti da quel carattere così buono e solare. La donna cominciò anche a organizzare incredibili feste all’interno della sua dimora, feste alle quali partecipavano moltissime persone… soprattutto, un numero spropositato di giovani rampolli.

Dopo ogni festa, la contessina sceglieva il più bello tra i ragazzi presenti e lo invitava a raggiungerla nelle sue stanze. Chiunque accettava la proposta della contessa, precipitandosi a consumare un rapporto con una donna tanto bella, la mattina dopo spariva nel nulla. Sembrava quasi una maledizione, quella della contessa: ogni uomo della sua vita, dopo aver goduto dei frutti del suo amore, decideva di farsi di nebbia.
Purtroppo la verità era assai più amara di ciò che tutti pensavano.

Nel paesino si cominciò a vociferare che la contessa si recasse spesso dal fabbro per acquistare delle lame affilate. Ahimè, le voci di corridoio hanno sempre delle fondamenta: la donna aveva riempito di lame affilate il pozzo posto proprio nella sua stanza. Dopo aver ultimato il rapporto sessuale con i giovani, li gettava nel pozzetto, dal quale uscivano sotto forma di cibo per pesci.

Il macabro gioco della donna continuò per lungo tempo, fino a che un uomo più furbo di lei si accorse delle reali intenzioni della contessa. Così gettò la donna nel pozzo prima di finirvici lui, mettendo fine a questa assurda storia.
La triste fine di una donna il cui cuore appariva gentile, ma a cui le regole dell’amore avevano lasciato uno sgradito regalo: quello della follia.

Storia di fantasmi a parte, quella della contessa impazzita è una delle ville più belle che io abbia mai visto. Il suo giardino sembra quasi essere “infestato” da splendide statue, uno dei miei elementi preferiti quando mi accingo a esplorare dimore dimenticate. Le statue abbandonate hanno un fascino unico, sembra quasi che sui loro volti sfregiati dal tempo si possa leggere la sofferenza che l’abbandono lascia. Entrando nella villa si compie un’esplorazione con il naso all’aria, è impossibile non rimanere incantati dagli splendidi soffitti e gli incredibili affreschi. Un luogo in cui si vedono i segni di un cominciato restauro, che purtroppo non è giunto al termine.

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