luoghi abbandonati

Storie da luoghi abbandonati: i fantasmi di Case Scapini

Sonia Ricchetti, in arte Ossi di Seppia, ha come grande passione l’esplorazione urbana. Le piace esplorare luoghi abbandonati, scoprire la loro storia e preservarne la memoria storica. 

Sonia ha accettato di collaborare con The StoryTimes e raccontarci alcune storie di luoghi “maledetti” che ha visitato durante le sue esplorazioni. Quello che segue è un suo racconto, corredato da fotografie da lei scattate.

Viaggiando o facendo trekking nelle verdi colline parmensi, non sarà difficile imbattersi in qualche borghetto abbandonato. Tra i tanti, uno cattura da anni l’attenzione di centinaia di visitatori, che vi si recano attratti dalle leggende che lo circondano. Stiamo parlando di Case Scapini, una frazione di Bardi (provincia di Parma) ormai abbandonata da più di 40 anni.

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Era una calda giornata di luglio quando con tre amici andai a visitare questo luogo, uno dei più inquietanti della mia regione.

Tutto era nato durante uno dei miei viaggi a Bardi l’inverno precedente: parlando della mia passione per i luoghi dimenticati, alcuni abitanti del luogo mi consigliarono di stare alla larga da uno dei paesi fantasma della loro zona, Case Scapini. Molti erano semplicemente preoccupati per la mia sicurezza, altri mi dissero che visitando quel vecchio paesino mi sarei imbattuta nel pianto infernale di bambini fantasma. Diedi retta a quelle voci e stetti lontana dal borgo… ma solo perché d’inverno è quasi impossibile raggiungerlo a causa del fiume in piena.

A luglio arrivò la secca, e io decisi che era venuto il momento di esplorare la città fantasma.

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Di questo paese purtroppo non si sa molto. La realtà storica ci porterebbe a pensare che i suoi abitanti lo abbiano abbandonato durante l’era del “boom economico” per dirigersi verso zone più ricche e vicine alla città. Di certo, il paese si svuotò in pochissimo tempo, quasi per magia, e da allora nessuno ha più abitato quelle casette. Ben presto cominciarono a circolare numerose leggende sul borgo di Case Scapini, volte a spiegare quell’abbandono improvviso.

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Erano le undici del mattino quando cominciammo ad addentrarci fra le colline parmensi. Il paesaggio bucolico e rilassante era in totale contrasto con il luogo in cui ci stavamo recando.

D’improvviso, dopo una curva, vedemmo un vecchio cartello in legno dalla scritta sbiadita: “Case Scapini”.

Seguimmo la freccia, ma poco dopo buche e rocce portate dal fiume iniziarono a rendere difficoltoso proseguire in macchina. Decidemmo di andare avanti a piedi, in mezzo a centinaia di insetti che ci volavano intorno e sotto un sole alto in cielo che spaccava le pietre. Non tirava un filo d’aria, nemmeno una lieve brezza, ma per fortuna la camminata prevedeva solamente strada piana. D’un tratto, all’orizzonte sbucò una piccola croce in ferro ormai arrugginita. Qualche altro passo, ed ecco che le prime case si presentarono davanti a noi.

Finalmente eravamo a Case Scapini.

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Una prima leggenda dice che, una mattina, gli abitanti del villaggio trovarono accanto al fiume il corpo di una giovane pastorella orrendamente mutilata (secondo alcuni da un orso, per altri altri da una strega). Chi abitava il borghetto decise di traslocare, lasciandosi alle spalle le mura di casa, divenute ormai pericolose per sé e i propri figli.

La storia più famosa si colloca invece negli anni della seconda guerra mondiale.

Gli avventurieri che hanno provato a passare la notte nel paese fantasma raccontano che, durante le ore più buie, dalle mura delle case provengono grida e pianti strazianti. Apparterrebbero alle vittime di un eccidio compiuto dai tedeschi, le cui anime sembrerebbero non aver mai abbandonato il luogo in cui sono morte. In molti sono convinti che gli abitanti del borgo siano stati costretti ad abbandonarlo perché una notte le urla dei bambini divennero così forti e così cariche di dolore da essere insostenibili.

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Appena arrivati a Case Scapini, io e i miei amici ci avvicinammo subito a quei vecchi ruderi che proiettavano ombra. Finalmente un po’ di fresco! Dieci minuti di riposo, poi via con la nostra esplorazione.

Le abitazioni di Case Scapini sono vecchie e fatiscenti. Al loro interno non è rimasto quasi nulla, se non qualche vecchia bottiglia e alcuni piccoli oggetti. Tra quelli più moderni c’erano uno spazzolino rosso e un vecchio fornellino elettrico, ma può darsi fossero stati portati da appassionati di storie horror che avevano passato la notte in quelle case. Non è infatti raro trovare “campeggiatori” all’interno del borgo, desiderosi di passare la notte nel paese per provare a sentire il pianto dei bambini.

bottiglia

spazzolino

Un’ultima leggenda attribuisce le urla e i pianti a sette bambini, abbandonati dai loro genitori durante lo spopolamento del villaggio. I piccoli, incapaci di provvedere a se stessi, sarebbero morti di fame e di stenti. I loro spiriti inquieti abiterebbero ancora quelle vecchie mura, e ogni notte li si sentirebbe gridare disperati in cerca dei genitori.

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Dopo aver finito di fotografare i resti del borghetto, assai vecchi ma molto affascinanti, mi sono diretta verso la macchina. Non avevo sentito nemmeno un gemito di bambini, ma pensavo a come anche quattro pietre che stanno insieme per miracolo possano diventare importanti grazie alle storie che portano con sé. Case Scapini è un luogo, un simbolo, per molti sola una curiosità, per altri una speranza di trovare i segni di una vita dopo la morte, una piccola voce, una trasparente entità che ricordi ciò che siamo stati, oltre a dei tristi ruderi decadenti.

Sospeso tra leggenda e realtà, il borgo di Case Scapini è certamente uno dei più pittoreschi e affascinanti d’Italia. Oggi, le sue rovine cadono a pezzi, una dopo l’altra, andando incontro all’unica certezza che abbiamo: niente e nessuno può resistere allo scorrere del tempo.

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