vampiro

Trading Post – di Franco Argento

Da sempre, l’uomo ha paura che dietro al diverso possa nascondersi un mostro. Spesso, si tratta però di una paura confusa, basata su preconcetti e sull’incapacità di accettare ciò che non si capisce. I veri mostri sono sempre diversi da come li immaginiamo.

Il racconto che segue, il quarto della rubrica Raccontare Mostri Oggi, esplora questo tipo di dinamiche.

A Indrow Bay erano sempre circolate strane voci su Lucius Donovitz. Del resto, da che mondo è mondo l’ultimo arrivato in una piccola comunità è sempre esposto a dicerie e pettegolezzi. Se poi questa persona diventa il nuovo proprietario dell’unica locanda (nonché ufficio postale) del villaggio, la curiosità della gente può diventare morbosa e ossessiva.

Lucius questo lo sapeva bene, ma non aveva mai pensato di modificare le sue peculiari abitudini per far cessare le leggende e le dicerie sul proprio conto. Non era colpa sua se non poteva uscire durante il giorno. Ai curiosi più sfacciati, che avevano avuto il coraggio di domandare il motivo delle sue stranezze, aveva risposto che soffriva di un raro male ereditario chiamato porfiria, che lo rendeva estremamente fotosensibile.

Va da sé che la maggior parte degli abitanti di Indrow Bay nemmeno sapesse il significato della parola fotosensibile; del resto, da quelle parti vivevano solo vecchi contrabbandieri siderali in pensione e qualche agricoltore. L’unica persona istruita nel vicinato era il dottor Livesey, il vecchio medico condotto della contea, che tra l’altro non aveva mai avuto il piacere di visitare Lucius Donovitz.

In giro correva voce che il nuovo locandiere fosse un vampiro.

Bisogna dire che comunque gli affari di Lucius non andavano male; con una certa dose di sacrificio aveva assunto due collaboratori, che provvedevano a mandare avanti le incombenze diurne, mentre il proprietario pensava a gestire il lavoro dal tramonto in poi. 

Certo, il fatto che il Captain Flint fosse l’unico posto dove bere del rum nel raggio di molte miglia aveva il suo peso, ma, al netto di quest’ultima considerazione, si poteva dire, in tutta onestà, che i residenti di Indrow Bay avevano preso a benvolere il pittoresco proprietario della locanda. I vecchi lupi di mare siderali non andavano tanto per il sottile; finché il vampiro non avesse morso le loro mogli, amanti o figlie non c’era nessun problema. Meglio lui di molti gendarmi infami.

Quella sera, complice la burrasca, non si erano visti tanti avventori. Lucius aveva mandato a casa Jim, il ragazzo che gli dava una mano di tanto in tanto nelle sere di maggior lavoro e stava quasi pensando di iniziare a prepararsi per la chiusura, quando la vecchia porta di legno si aprì.

Una folata di vento gelido invase la sala, anticipando l’ingresso di due uomini, una coppia di pittoreschi forestieri. I pastrani neri portavano i segni di un lungo viaggio, la foggia dei loro abiti li identificava chiaramente come dei tipi di città, un cappello a tesa larga a celarne i lineamenti.

«Buonasera!» esordì Lucius «Cosa posso servirvi? Se volete abbiamo anche camere per la notte… ma prego accomodatevi al caldo, mentre ravvivo il fuoco.»

I visitatori non risposero all’invito, prendendo posto al bancone, lo sguardo fisso sul locandiere.

«Se non volete consumare non sentitevi obbligati, con questo tempo un piatto caldo non si nega a nessuno» continuò il proprietario con tono cordiale «Un bel bicchiere di rum vi rimetterà in sesto!»

Quasi non fece in tempo a finire la frase che una fitta lancinante di dolore esplose nella sua testa. Senza alcun preavviso, né ragione apparente, uno dei misteriosi clienti aveva colpito Lucius al volto. L’esile locandiere si accasciò al suolo e le bestie gli furono addosso in un attimo.

Iniziarono a tempestarlo di colpi. Lucius poteva appena vedere le mani dei suoi aggressori, coperte da tirapugni d’argento, che si abbattevano senza sosta sul suo corpo. Poco prima di perdere i sensi sentì uno dei due bruti sibilare: «Ti abbiamo trovato, sporco vampiro!».

La prima cosa che vide al risveglio fu il volto pallido di un signore sulla sessantina, i capelli candidi e gli occhi di ghiaccio. Lucius tentò di parlare, l’uomo posò delicatamente una mano sulle sue labbra.

«Shhh…» sussurrò lo sconosciuto «Non ti sforzare, adesso è tutto a posto, sono il dottor Livesey, stai tranquillo.» 

Il medico si punse l’indice sinistro con uno spillone da balia, lasciando cadere una goccia di sangue sulle labbra martoriate del paziente.

«Bevi, ti farà bene… del resto te lo devo, quei due cacciatori cercavano me. Poche gocce ti rimetteranno in sesto.»

Nel momento stesso in cui la sua lingua fu bagnata dal sangue del dottore Lucius sentì il proprio corpo invaso da un vigore mai avuto prima.

«Ma quindi lei…»

«Sì Lucius, sono un vampiro, da anni veglio sulla comunità di Indrow Bay. Sorpreso? A differenza di molti miei simili uccido raramente per nutrirmi, avendo la fortuna di poter accedere con una certa regolarità all’emoteca dell’ospedale giù a Indrow West; inoltre, come avrai capito, la luce del giorno non ha alcun effetto su di me…» il locandiere ascoltava sbigottito le parole del suo misterioso salvatore.

«Queste poche gocce non ti renderanno un vampiro, ma saranno sufficienti a guarirti dalla porfiria. So che è per questo non potevi uscire di giorno, le voci corrono nelle piccole comunità come la nostra. Ora riposa e mantieni il nostro segreto, tra poco potrai godere anche tu della bellezza dell’alba.»   

L’autore di questo racconto è Franco Argento, classe 1979, amante delle arti. Sotto altro nome ha lavorato nel mondo della musica in diverse vesti. Come autore ha vinto il Premio Storie Brevi, indetto da ilmiolibro.it, del 10 marzo 2019. È finalista del premio Cumani Quasimodo 2019. I suoi drabble (racconti brevissimi di cento parole esatte) sono pubblicati su altrimondi.org

1 thought on “Trading Post – di Franco Argento

  1. Una visione leggermente alternativa del mito vampirico. Per l’ambientazione ho preso spunto in parte dai primi capitoli de “L’isola del tesoro” di Stevenson, trasportati in un ipotetico mondo futuro, un po’ come venne fatto con una mini serie tv degli anni ’80 di cui, onestamente non riesco proprio a ricordare il nome. Spero che questa storia sia di vostro gradimento.

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