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Sì signor giudice, sono io la madre – di Stefano Mazzoni

Da sempre, gli esseri umani raccontano storie di mostri e ogni mostro è legato al contesto storico e culturale in cui è nato. Eppure, a volte si può pensare di prendere mostri antichi e trasportarli in un contesto più vicino al nostro. Per esempio, come fa Stefano Mazzoni in questa nuova puntata di Raccontare Mostri Oggi, partendo da un famoso poema epico…

“Signor giudice, ora inizio.

Il mio povero bambino, lui, era molto speciale. Lo so che per le mamme tutti i bambini lo sono, ma io non lo dico in senso figurato. I medici se ne sono accorti quando aveva tre anni. Non c’è molto da girarci attorno, e io di certo non mi vergogno di niente – non era il bambino più intelligente, questo è vero, ma aveva un gran cuore, sissignore, il più grande del mondo. E poi com’era sensibile! e come voleva bene alla sua mamma! A volte, di notte, io dormivo profondamente, e lui entrava in camera e mi svegliava, perché aveva sentito un rumore che lo aveva spaventato, e aveva paura che qualcuno fosse entrato in casa. Allora io lo facevo entrare nel lettone, e lo cullavo tra le mie braccia e gli cantavo una ninna nanna fin quando non si addormentava. Se ci ripenso adesso, signor giudice, mi viene da… mi viene da…”

[Il testimone è sopraffatto dall’emozione. Intercorre una piccola pausa prima che si riprenda.]

“Suo padre ci aveva lasciato subito dopo che… che aveva scoperto cosa aveva il bambino. Codardo, codardo e scansafatiche! Ha fatto bene ad andarsene, e liberarci di lui, anche se Dio sa la fatica che ho fatto i primi tempi da sola, a mandare avanti la baracca. Non lo dico per scusare mio figlio, anzi, me ne vanto. E le cose sembravano finalmente andate al posto giusto, dopo tanta fatica. Il mio piccolo aveva una casetta tutta sua. Faceva fatica e ci sentivamo sempre, ma ce la faceva a tirare avanti. Per noi è stato un passo molto importante. Ho fatto una fatica a lasciarlo andare, signor giudice mio! Ma sapevo che era per il suo bene. Mica doveva stare rinchiuso. Doveva avere la possibilità di vivere una vita dignitosa e indipendente come chiunque altro. I servizi sociali ci hanno aiutato molto, signor giudice. Posso solo ringraziarli.

Poi vengo a sapere che i suoi vicini di casa lo prendono in giro, come si fa, solo perché era un po’ diverso, e non capiscono che gran cuore aveva. Gente senza cervello. Stanno svegli fino a tarda notte con la musica a tutto volume. Sono dei bulli, nient’altro che dei bulli, e nessuno ha il coraggio di dirgli il fatto loro. Ma mio figlio non era un tipo troppo furbo, insomma, mi spiace ma è così, e ogni tanto gli suona e minaccia di alzargli le mani se non si danno finalmente una calmata. Mio figlio… scusi, signor giudice, scusi le lacrime. Solo un momento. Grazie.

Mio figlio era un gran bel ragazzone, forte. Ha sempre fatto lui tutti i lavori di casa, da quando quel buono a nulla di suo padre se ne è andato. E si innervosiva facilmente. Ma non era colpa sua, nossignore, era la malattia. Quindi forse un paio di volte gli ha alzato le mani, non lo metto in dubbio. Ma quello che hanno fatto loro… Farlo entrare in casa e poi… e poi… mi spiace, signor giudice, non ce la faccio a dirlo. Ucciderlo di botte! Il mio bambino, ucciso di botte come una bestia, come un troll, non come un uomo! E quando mi hanno detto che hanno trovato un braccio nascosto nell’armadio dei Hrothgar… Gli animali sono loro, eh, gli animali si comportano così, anzi neanche loro, neanche loro si comportano così…”

[Lunga pausa. Alla signora C. Grendell viene portato un bicchiere d’acqua.]

“Lei adesso mi deve fare giustizia, signor giudice. Mi deve far giustizia o io… o io credo che divento pazza. Quest’uomo, questo Beowulf, e tutti i suoi complici, danesi, geati, insomma vagabondi. Tutti la pena di morte, signor giudice. Tutti quanti. La prego. La prego, signor giudice. Tutti quanti. Meritano la pena di morte. Tutti, tutti quanti…”

[La signora viene fatta scendere dal banco dei testimoni e accompagnata fuori.]

Stefano Mazzoni (1990) è psicologo e studente di Lettere. Gestisce il blog psicologiaescrittura.blogspot.com (con relativa pagina Facebook, su cui potete cercarlo) e il profilo Instagram rossilettori

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