biscia biddrina

La biscia belluina e i serpenti delle trovature – di Ambra Stancampiano

“Sapevate che la Sicilia è piena di mostri? Alcuni, come Cariddi e Tifone, sono unici, antichissimi e controllano fenomeni come i gorghi dello Stretto di Messina e le eruzioni vulcaniche dell’Etna. Altri, invece, sono vivi nella tradizione popolare e nelle storie che i nonni ancora raccontano ai nipotini. Infine, ci sono mostri che vengono continuamente avvistati, ma che per un motivo o per l’altro non vengono riconosciuti da scienziati e naturalisti.”

Questa l’introduzione a “Mostri di Sicilia” di Ambra Stancampiano, un libro che si propone di accompagnare il lettore “alla scoperta di queste creature fantastiche, della loro storia, delle loro abitudini e – perché no – delle motivazioni che le spingono a essere e comportarsi come mostri”.

Il racconto che segue, secondo della rubrica “Raccontare Mostri Oggi“, ne è un assaggio.

La biscia belluina è un gigantesco serpente nero strisciante, così lungo e grosso da strangolare un bue, con la bocca così grande da mangiarsi un’intera scolaresca e chiedere pure il bis.

Si tratta di una terribile bestia che vive vicino all’acqua, in grotte e spelonche oscure che sboccano sui fiumi o si aprono nel fondale dei laghi siciliani; qualcuna sta a guardia di fantastici tesori ormai dimenticati, o nascosta nelle antiche zolfare abbandonate.

Qualsiasi biscia nera, se riesce a dormire per 7 anni senza essere mai disturbata, poi si risveglia trasformata in belluina o, come la chiamano i siciliani, Biddrina.

La prima Biddrina nacque dal ventre di una strega, dopo essere cresciuta nella sua pancia per più di tre anni. Gli abitanti del paese di Cammuto osservavano la sua gravidanza con curiosità, e quando finalmente la strega ebbe le doglie la portarono a far nascere il bambino nella piazza principale del paese; il parto durò sei giorni e sette notti e si scambiarono, al capezzale della donna allestito su un palco, ben sedici levatrici. Quando il lunghissimo figlio della strega fu fuori dalla sua pancia per intero, tutto il paese si accorse che era lungo più della strada principale, tutto squamoso e colorato, e con la faccia da bambino.

«È un mostro!» Urlarono i paesani;

«Ma è mia figlia,» rispose pacata la strega «guardatela bene, è proprio bellina!»

«Altro che bellina, è una bestia belluina!» Ribatterono i paesani, spaventati.

Il serpente, allora, si offese e diventò una belva per davvero: le sue squame colorate si gonfiarono e rivoltarono, e divennero tutte nere; la faccia da lattante divenne un muso lungo lungo, tutto nero anch’esso e con occhi giallissimi per cui il buio e la luce non facevano alcuna differenza, che illuminarono la notte di un giallore irreale come due lampade a petrolio, mentre la bocca si allargò in un sorriso feroce, strapieno di denti affilati come delle spade.

Un coraggioso cammutese provò ad attaccare la bestia con una torcia infuocata, ma lei se lo mangiò in un sol boccone e poi si avventò sulla folla. Tutti scapparono via terrorizzati, gridando “Al mostro! Al mostro!”.

La Strega dei Serpenti e la sua figlia belluina si trasferirono in una grotta nascosta vicino a una fonte, e lì la biscia rimase a guardia del corso d’acqua mentre la madre istruiva gli altri serpenti su come diventare grandi e forti come la sua figliola.

Intanto in paese si sperimentavano i metodi più disparati per riuscire a liberarsi del serpente e si organizzavano spedizioni di caccia, senza che però mai nessuno riuscisse a trovare la biscia belluina.

In verità, i poveri paesani non sapevano che la biddrina aveva occhi incantatori, e anche se i cacciatori le stavano proprio davanti, non riuscivano a vederla. La caccia al mostro divenne quindi una tradizione, che i cammutesi e gli abitanti dei paesi vicini portarono avanti per centinaia e centinaia d’anni senza mai trovare niente che assomigliasse allo spaventoso serpente nero della leggenda. Finché, un giorno, la biscia belluina in carne e ossa tornò in paese: la strega era morta ormai da tanti anni, la fonte si era seccata, tutti i suoi fratelli adottivi erano andati via a guardia di qualche tesoro e la poverina, ormai vecchia, era diventata ghiotta delle grasse oche che i contadini allevavano nella valle.

I cammutesi si serrarono in file come un esercito, decisi ad assassinare la bestia che aveva popolato gli incubi dei loro avi; la biddrina, però, invece di attaccarli, li fissò beffarda e sorrise, poi si pietrificò davanti ai loro occhi emettendo uno scroscio cristallino.

 La biscia belluina divenne una fontana, da cui sgorga tuttora l’acqua più fresca e saporita che si possa immaginare. Sta ancora lì, in una piazza di Cammuto, pronta a dissetare chiunque riesca a trovarla. Se però chiedete a uno dei paesani, vi dirà che è stata costruita dai suoi nonni per festeggiare la caccia e l’uccisione di una terribile bestia. Sta a voi se credergli o fidarvi di me.

Ma se restate da quelle parti e andate a Butera il giorno prima di Ferragosto, vedrete la biddrina portata in processione come un drago cinese. Lo chiamano u sirpintazzu.

E le sorelle della biscia, istruite dalla strega dei serpenti?

Si sono sparse per tutta la Sicilia, e stanno a guardia di tesori e trovature.

Se perciò, mentre state esplorando una spelonca o una zolfara, scorgete nel buio un gigantesco serpente scuro, può essere che siate sulla giusta strada per scovare un tesoro nascosto; cercatelo con curiosità e furbizia, ma fate attenzione a non offendere la biscia!

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Ambra Stancampiano è nata a Messina l’11 Maggio 1987.
Fin dalla più tenera età di lei sono chiare tre cose: è un’inguaribile testa di cazzo, pretende di fare tutto da sola, muore dalla voglia di raccontare storie.
Ha studiato giornalismo all’Università di Messina e girato un po’ per l’Europa, poi ha frequentato il biennio della Scuola Holden.
Ha pubblicato Storie Bestiali (Orablu edizioni) nel 2015 e autopubblicato su Amazon Mostri di Sicilia nel 2018.
Ha collaborato – e collabora tuttora – con diversi portali di narrativa e intrattenimento, come Minuti Contati, Rivista Fralerighe, Why so serial?, La Poesia e lo Spirito, Letture.org.

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