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Dalla parte delle principesse: Vasilisa e la Baba Jaga

Dalla parte delle principesse” è la nuova rubrica in cui personaggi femminili raccontano in prima persona le storie di cui sono protagoniste. E ci dimostrano come, spesso, le fiabe possano avere un lieto fine senza bisogno di nessun principe azzurro. 

Per la decima e ultima puntata della rubrica, la storia di Vasilisa, protagonista di una fiaba russa.

“Mia madre è morta quando avevo otto anni. Mio padre si risposò non molto tempo dopo; era un mercante e stava spesso lontano da casa per lunghi periodi. In quelle occasioni, la mia matrigna e le mie sorellastre erano sempre cattive con me e mi costringevano a fare tutti i lavori più faticosi.

Prima di morire, mia madre mi aveva regalato una bambola su cui aveva posto la sua benedizione. Mi disse che, se fossi stata attenta a darle sempre qualcosa da mangiare, lei mi avrebbe aiutata ad affrontare ogni difficoltà.

Così è stato. Era la bambola che mi aiutava a pulire, cucinare, fare tutti i lavori a cui mi costringeva la mia matrigna. E io, a modo mio, crescevo abbastanza serena.

Avevo quindici anni quando le mie sorelle mi mandarono dalla Baba Jaga a chiedere del fuoco, perché tutte le fiamme in casa nostra si erano spente.

L’ultima cosa che feci prima di uscire di casa fu dar da mangiare alla bambola e mettermela in tasca, poi mi diressi verso la foresta.

Mentre camminavo, sono stata superata da un cavaliere con il volto bianco, vestito di bianco, su un cavallo bianco. Dopo che è passato lui, ha cominciato a scorgersi la luce dell’alba.

Ho continuato il mio cammino, e subito prima che il sole sorgesse mi ha superata un secondo cavaliere, con il volto rosso, abiti rossi e un cavallo rosso.

La sera del secondo giorno, sono arrivata alla radura dove sorgeva la casa di Baba Jaga. Intorno, vi era uno steccato di ossa umane, e teschi vuoti erano disposti per tutto il giardino. In quel momento, ho visto passare un terzo cavaliere, dal volto nero, vestito di nero e in groppa a un cavallonero.

Ho bussato a Baba Jaga, e lei mi ha aperto. Il suo aspetto era orribile, ma io mi sono fatta coraggio. Ho detto che le mie sorellastre mi mandavano a chiedere una fiammella. Lei ha risposto che me l’avrebbe data, ma dovevo guadagnarmela.

Nei giorni seguenti, mi ha dato una serie di compiti pressoché impossibili, dicendo sempre che mi avrebbe mangiata se avessi fallito. Mi dava pochissimo cibo e io lo davo quasi tutto alla bambola.

Ancora una volta, è stata lei ad aiutarmi a superare le prove.

Una sera, Baba Jaga si è messa a chiacchierare con me. Credo avesse cominciato ad affezionarsi. Mi ha chiesto come facessi a portare a termine tutti quei compiti e io le ho rivelato il segreto della bambola. Lei si è limitata ad annuire e mi ha chiesto se volevo farle io qualche domanda. Le ho chiesto dei tre cavalieri che avevo incrociato recandomi da lei. Mi ha risposto che erano il Giorno, il Sole e la Notte, tre suoi fedeli servitori che manda in giro a sbrigare incarichi per lei.

Mi ha chiesto se volevo domandarle altro; quando ho risposto di no, mi ha detto che ero stata saggia a fare domande solo su ciò che avevo visto al di fuori della sua casa e non su cose al suo interno, poiché quelle mai le avrebbe rivelate.

Quella stessa sera, mi ha donato un teschio con dentro una fiammella e mi ha detto di tornare a casa.

Ero convinta che ormai le mie sorellastre avessero trovato un altro modo per procurarsi del fuoco. Invece, ho scoperto che, da quando me n’ero andata, qualsiasi fiamma varcasse la soglia di casa si spegneva all’istante.

Per la prima volta in assoluto, la mia matrigna e le mie sorellastre mi hanno accolta con gioia, sperando che la fiamma nel teschio potesse durare.

Per durare è durata. Ma gli occhi del teschio si sono fissati su di loro, hanno cominciato a bruciarle, e per quanto loro cercassero di nascondersi il teschio e i suoi occhi continuavano a seguirle.

Io sono rimasta a guardare, senza sapere cosa fare, consapevole che quella doveva essere una magia di Baba Jaga, un suo modo per portare giustizia dopo aver sentito i miei racconti. Presto delle mie sorellastre e della mia matrigna non rimase che un mucchietto di ceneri.

Mio padre è ancora via per uno dei suoi viaggi e non tornerà per diversi mesi. Intanto, io mi sono trasferita a vivere con una vecchia signora senza figli. Ci facciamo compagnia, e intanto io mi guadagno da vivere tessendo camicie. Cosa sarà di me in futuro, si vedrà.”

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