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Dalla parte delle principesse: Rosel e il promesso sposo brigante

Dalla parte delle principesse” è la nuova rubrica in cui personaggi femminili raccontano in prima persona le storie di cui sono protagoniste. E ci dimostrano come, spesso, le fiabe possano avere un lieto fine senza bisogno di nessun principe azzurro.

Questa settimana, diamo spazio alla protagonista di una fiaba dei fratelli Grimm, “Il promesso sposo brigante”.

Nella versione originale, la ragazza rimane sempre anonima. Rosel è un nome arbitrario che le diamo qui.

“Da quando sono entrata nell’adolescenza, ho sempre ricevuto molti commenti sul mio aspetto, su quanto ero carina e su come avrei senz’altro trovato un ottimo marito. Mio padre, che è mugnaio, ha presto cominciato a montarsi un po’ la testa al riguardo. O forse solo a sentire la pressione sociale. In ogni caso, continuava a dire che di sicuro presto si sarebbe fatto avanti un pretendente bello e ricco, e allora mi avrebbe sistemata come una signora.

Beh, a un certo punto il pretendente ricco è arrivato; a mio padre sembrava un’ottima persona, così non ha esitato a concedergli la mia mano senza nemmeno consultarmi.

Quando ho conosciuto l’uomo che avrei dovuto sposare, devo ammettere che non mi ha fatto altrettanto una bella impressione. Per carità, aveva modi cortesi, ma c’era qualcosa in lui che non mi convinceva.

Un giorno, mi chiese perché non andavo a trovarlo presso la sua dimora. Gli risposi che non sapevo dove si trovava; lui mi disse di recarmi nel bosco e seguire un sentiero di cenere che avrebbe lasciato per me.

Così, un giorno sono andata, ma senza avvisarlo. Volevo scoprire qualcosa di più su di lui, capire se il mio cattivo presentimento era fondato.

Per sicurezza, oltre che seguire il sentiero di cenere, mi ero portata semi di piselli e fagioli e li ho usati per segnare i bivi della strada.

Infine, sono giunta a una casa, in un punto molto oscuro del bosco. Era molto grande, ma c’era qualcosa nel suo aspetto che non mi convinceva.

Sono entrata. Sembrava non esserci nessuno.

A un tratto, mi sono accorta di un uccellino rinchiuso in una gabbia. Si è messo a parlarmi, mi ha detto che ero in un covo di briganti e che dovevo scappare.

Sebbene spaventata, ho deciso di continuare a esplorare la casa. In una stanza, c’era una vecchia seduta a lavorare a maglia. Vedendomi, si è subito alzata, allarmata. Non solo mi ha confermato quanto detto dall’uccellino, ma mi ha anche fatto nascondere in tutta fretta dietro una botte lì vicino, dicendo che i briganti stavano per tornare.

Ho fatto come mi ha detto e, pochi minuti dopo, ho cominciato a sentire un grande vociare.

Sbirciando oltre la botte, ho visto che era arrivato un gruppo di briganti, tra cui il mio futuro marito, e che con loro c’era una ragazza all’incirca della mia età. Hanno cominciato a fare festa e alla ragazza sono stati offerti tre bicchieri di vino: uno bianco, uno rosso e uno giallo.

Quando ha bevuto l’ultimo, la ragazza ha perso i sensi. O, per lo meno, questo è quello che ho pensato all’inizio. Poi ho notato che il suo petto non si muoveva: non stava respirando, i briganti l’avevano avvelenata.

La ragazza aveva un anello al dito. I briganti hanno cercato di portarglielo via ma, visto che era difficile da sfilare, a un certo punto uno l’ha mozzato con un coltellaccio. Il dito è però schizzato in aria e atterrato proprio vicino a dove io ero nascosta.

I briganti, già parecchio brili, si sono detti che l’avrebbero cercato con calma la mattina seguente.
Quando sono andati a dormire, io ho preso il dito e sono fuggita. La cenere che mi aveva aiutato a trovare la strada era stata portata via dal vento, ma i semi che avevo lasciato si erano trasformati in piccoli germogli che mi hanno aiutata a trovare la via di casa.

Ho raccontato tutto a mio padre. Lui ne è rimasto sconvolto e mi ha detto che avrebbe subito annullato il matrimonio.

Io però avevo un’idea migliore.

Nelle settimane seguenti, abbiamo fatto finta di niente. Poi, finalmente, è arrivato il giorno fissato per il matrimonio. Tutti i briganti erano presenti, ben vestiti, come amici dello sposo.

Durante il banchetto, ho detto al mio sposo che avevo fatto un sogno orribile, parlando a voce alta perché tutti sentissero. Ho raccontato quello che mi era successo il giorno che mi sono recata a casa sua. Lui era visibilmente teso, ma si è prodigato ad assicurarmi che era un sogno stupido e che non dovevo temere nulla.

Allora, io ho mostrato il dito mozzato con l’anello. C’è stata una gran confusione; mio padre aveva già avvertito alcune persone fidate di tenersi pronte e in pochi minuti i briganti erano stati immobilizzati e legati.

Ora sono stati tutti condannati a morte.

Io continuo a vivere al mulino insieme a mio padre. Siamo d’accordo che il prossimo pretendente che chiederà la mia mano lo valuterò io, con calma, e che lui non mi prometterà più a nessuno senza la mia approvazione.”

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