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Dalla parte delle principesse: Parizade e i suoi fratelli

Dalla parte delle principesse” è la nuova rubrica in cui personaggi femminili raccontano in prima persona le storie di cui sono protagoniste. E ci dimostrano come, spesso, le fiabe possano avere un lieto fine senza bisogno di nessun principe azzurro.

La storia di oggi viene dalla Persia e parla di Parizade, ragazza che inizialmente crea problemi ai suoi fratelli, ma poi riesce a salvarli grazie alla sua astuzia.

“Mio padre era un alto funzionario del Sultano di Persia; sia lui che mia madre sono morti poco prima dell’inizio di questa storia.

Io e i miei due fratelli, Bahman e Perviz, abbiamo sempre vissuto nella grande tenuta in campagna dei nostri genitori.

Un giorno, mentre i miei fratelli erano in viaggio, venne a chiedere ospitalità una vecchia pellegrina.

Io ovviamente la accolsi; passammo la serata insieme a chiacchierare e la mattina dopo, prima che ripartisse, le feci visitare il nostro giardino.

Lei disse che era tutto molto bello, ma tre cose mancavano per renderlo perfetto: l’uccello che parla, l’albero che canta e l’acqua d’oro.

Non so neanch’io perché, ma quelle parole ebbero su di me uno strano effetto. Quella sera i miei fratelli tornarono a casa e si accorsero subito che ero sovrappensiero. Quando mi chiesero cosa fosse successo, raccontai loro dell’incontro con la vecchia.

Subito, Bahman, che è il maggiore tra noi tre, disse che sarebbe partito a cercare l’uccello che parla, l’albero che canta e l’acqua d’oro. Io provai a dirgli che non era il caso, ma ormai lui era determinato.

Per molti giorni non avemmo sue notizie. Aveva però lasciato a Parviz un coltello, dicendo di controllarlo ogni giorno: finché la lama fosse stata lucida, avremmo saputo che lui stava bene. Se invece avessimo visto la lama corrotta da ruggine, avremmo dovuto preoccuparci.

Erano passate circa tre settimane, quando la lama si fece scura. Parviz partì per cercare Bahman e per un po’ io rimasi sola senza notizie di nessuno dei due. Perviz mi aveva lasciato una collana di perle, dicendomi che avrei dovuto preoccuparmi per lui se le avessi viste diventare scure.

Quando questo è successo, sono partita per cercare i miei fratelli. Ero terribilmente preoccupata per loro, oltre a sentirmi in colpa per essere stata la causa di quello che stava succedendo.

Ho camminato per venti giorni. Poi ho incontrato un vecchio mendicante, che mi ha chiesto dov’ero diretta. Ho risposto che cercavo l’uccello che parla, l’albero che canta e l’acqua d’oro.

Lui mi ha dato una palla, mi ha detto di lanciarla e seguirla finché non si fosse fermata. Avrei così trovato una montagna coperta di sassi neri e in cima a quella montagna avrei trovato l’uccello che parla. Per nessun motivo, però, avrei dovuto girarmi mentre salivo, o sarei diventata a mia volta uno di quei sassi.

Intuendo che questa era stata la sorte dei miei fratelli, mi sono incamminata, sperando con tutto il cuore di trovare un modo per spezzare l’incantesimo.

Appena ho cominciato a salire la montagna, ho sentito delle voci alle mie spalle chiamare il mio nome. Ricordando le parole del vecchio, ho allora messo nelle orecchie due batuffoli di cotone, in modo da non sentire più nulla.

Così, ho salito la montagna. Verso la cima, ho cominciato a sentire delle voci confuse anche attraverso i tappi, ma senza riuscire a distinguere le parole.

Arrivata in cima, ho trovato l’uccello che parla. È stato lui a dirmi dove trovare l’albero che canta e l’acqua d’oro, e che grazie all’acqua d’oro avrei potuto ritrasformare tutti i sassi neri in esseri umani.

Seguendo le sue istruzioni, sono riuscita a riabbracciare i miei fratelli e liberare molti altri giovani che nel corso degli anni avevano cercato di scalare la montagna.

Bahman, che è sempre stato molto orgoglioso, mi ha raccontato che ha ceduto all’istinto di voltarsi quando ha sentito delle voci chiamarlo codardo. Perviz, invece, aveva resistito a quel tipo di provocazione, ma si era voltato quando una voce gli aveva gridato che poco più giù c’era suo fratello che aveva bisogno di aiuto.

Siamo tornati a casa tutti insieme, portando con noi l’uccello, l’albero e l’acqua. Non sono ancora sicura se ne sia valsa la pena, ma di certo ora il nostro giardino è veramente perfetto. Inoltre, l’uccello che parla è una creatura incredibilmente saggia, che sa sempre darci ottimi consigli.”

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