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Dalla parte delle principesse: la vita in incognito di Fatna

Dalla parte delle principesse” è la nuova rubrica in cui personaggi femminili raccontano in prima persona le storie di cui sono protagoniste. E ci dimostrano come, spesso, le fiabe possano avere un lieto fine senza bisogno di nessun principe azzurro.

Il personaggio di oggi è Fatna, protagonista di una fiaba marocchina molto sopra le righe.


“Sono la più giovane di una famiglia composta da sette sorelle e un fratello. Sono anche sempre stata la più curiosa, e da che ho memoria ho sempre cercato di leggere tutto ciò che mi capitava a tiro.

Poco dopo la morte di mia madre, mio padre e mio fratello sono partiti per un pellegrinaggio alla Mecca. Ci hanno lasciato cibo in casa per tutto il periodo della loro assenza. Di tutte noi sorelle, solo io avevo il permesso di uscire, per annaffiare le piante di basilico del giardino.

È stato durante quelle uscite che il figlio del sultano mi ha notata e ha cominciato a mostrare interesse nei miei confronti. A me la cosa infastidiva soltanto e gliel’ho fatto capire.

Si è allora presentato travestito da donna, accompagnato da una vecchia che si è spacciata per una lontana parente. Le mie sorelle sono cadute nel tranello e li hanno fatti entrare, ma io ho subito capito cosa stava succedendo. Ho cacciato il principe e la vecchia, poi ho sgridato le mie sorelle per la loro ingenuità.

Il figlio del sultano non l’ha presa bene; ha fatto recapitare una lettera a mio padre, piena di calunnie che mi dipingevano come una donna senza onore.

Lui e mio fratello sono tornati. Nonostante le mie proteste, mio fratello mi ha portata nel deserto, sommersa di sabbia fino al collo e lasciata a morire. Per fortuna, un viandante di passaggio mi ha salvata, dato dei vestiti e ospitato a casa sua.

La sera stessa, l’uomo che mi aveva salvata mi ha chiesto di sposarlo. Ma io, ora che tutti mi credevano morta, volevo fare altro con la mia libertà.

Gli ho detto che non ero nata per sposarmi, ma per insegnare la legge e predicare il Corano, che volevo essere un faqih.

Devo dire che sono stata molto fortunata, perché lui ha capito subito. Mi ha donato degli abiti da uomo e mi ha presentato alla comunità del suo villaggio come un faqih proveniente da fuori.

Io di legge ne sapevo già abbastanza, ma ho avuto di studiarla ancora più fondo. Dopo un po’, ho cominciato a costruirmi una certa reputazione, a essere chiamata per dirimere piccole e grandi controversie.

A un certo punto, la gente ha cominciato a dire che non stava bene che un faqih fosse celibe. Mi hanno così proposto di sposare una ragazza del luogo, e io ho accettato.

Subito dopo la cerimonia, appena siamo rimaste sole, le ho fatto giurare sul Corano che non avrebbe mai rivelato a nessuno nulla della nostra vita di coppia. Lei ha giurato, e solo allora le ho mostrato che ero una donna come lei.

Da allora, abbiamo vissuto insieme felicemente e in armonia.

Intanto, mio padre aveva intuito il suo errore e cominciato ad accusare il figlio del sultano di avermi fatta uccidere ingiustamente. La lite stava degenerando e serviva qualcuno che dirimesse la questione.

Non so chi abbia fatto il mio nome; ma era già da un po’ che mi capitava sempre più spesso di essere chiamata anche lontano dal villaggio dove vivevo.

Una volta dal sultano, mi sono fatta raccontare da mio padre la sua versione dei fatti. Era sinceramente pentito di quello che aveva fatto. Mi sono sentita stringere il cuore; per la prima volta, mi sono resa conto di quanto mi mancava la mia famiglia.

Gli ho allora chiesto se, nel caso si fosse mai trovato davanti sua figlia Fatna, l’avrebbe riconosciuta. Lui ha risposto che non capiva il senso della domanda, ma che certo, l’avrebbe riconosciuta da una piccola cicatrice che si era fatta giocando quando era bambina.

A quel punto, ho mostrato la cicatrice e lasciato che mi riconoscesse. È stato un momento di grande gioia. Sono tornata a casa con lui ed è stato bellissimo riabbracciare le mie sorelle.”


[La storia si chiude con Fatna che torna a casa; non è chiaro cosa succeda della sua carriera da faqih né del suo matrimonio con la ragazza dell’altro villaggio. Nulla ci vieta però di pensare che, dopo un momento di ricongiungimento familiare, Fatna abbia felicemente continuato la sua nuova vita.]

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