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Dalla parte delle principesse: la storia di Li Chi

Dalla parte delle principesse” è la nuova rubrica in cui personaggi femminili raccontano in prima persona le storie di cui sono protagoniste. E ci dimostrano come, spesso, le fiabe possano avere un lieto fine senza bisogno di nessun principe azzurro.

Per questa prima puntata, il racconto è quello di Li Chi, protagonista di una leggenda cinese molto antica.

“Fin da quando ho memoria, un enorme serpente ha sempre vissuto nelle montagne vicino al mio villaggio. Le mie sorelle mi hanno raccontato che c’è stato un lungo periodo in cui aggrediva e sbranava uomini di passaggio. Poi, una notte, apparve in sogno a tutta la popolazione adulta e disse che avrebbe smesso di attaccare i viandanti se ogni anno gli fosse stata portata in sacrificio una giovane ragazza, di dodici o tredici anni.

Io all’epoca avevo quattro anni ma, per quanto in modo vago, ricordo che nei giorni successivi non si parlava d’altro. Alcuni dicevano che la richiesta del serpente era inaccettabile, altri che non avevamo scelta. Alla fine, si decise di accettare e si iniziò a sacrificare ogni anno una figlia di criminali o una schiava.

Ho sempre trovato l’intera faccenda vergognosa. Mi sembrava assurdo che una comunità di uomini dovesse sottostare alla tirannia di una bestia, che tutti considerassero inevitabile il sacrificio di ragazze innocenti.

Ho cominciato a pensare che, se nessun altro intendeva affrontare il serpente, allora dovevo farlo io.

A tredici anni, ho detto ai miei genitori che intendevo offrirmi come sacrificio.

Sono la più giovane di sette figlie; dalle mie parti, avere tante figlie femmine e nemmeno un maschio è una disgrazie per una famiglia, specie se non troppo benestante come la mia. Pensavo di convincere i miei genitori dicendo che ero solo un peso per loro; inoltre, di certo avrebbero beneficiato dei soldi con cui le autorità risarciscono le famiglie delle ragazze sacrificate.

Quello che non mi aspettavo era che mio padre si impuntasse tanto a dirmi che non dovevo andare. Ammetto di essermi quasi commossa. I soldi alla mia famiglia servivano davvero e non è comune trovare un padre che dimostri tanto affetto verso le sue figlie.

Visto che però il serpente lo volevo affrontare, mi sono messa d’accordo di nascosto con le autorità del villaggio. Ne ho parlato solo con mia nonna, che da sempre è quella che mi capisce più di chiunque altro. È stata lei a darmi delle palline di riso per il viaggio e una spada.

La spada apparteneva al mio bisnonno, suo padre. Mia nonna l’ha custodita di nascosto per anni; ha detto che era pronta a venderla se ci fosse stato davvero bisogno di soldi, ma ora le sembrava giusto darla a me.

Lo scontro con il serpente

Così, mi sono messa in viaggio e mi sono recata alla grotta del serpente.

Una volta lì, ho preso dieci bastoni e con la spada li ho trasformati in dieci pali appuntiti. Su ognuno di questi ho messo una pallina di riso, poi mi sono nascosta dietro delle rocce sopra l’entrata della caverna.

Il serpente era enorme, più di quanto avessi immaginato nei miei peggiori incubi da bambina. Mi sono però imposta di controllare la paura. Era il mio momento e non dovevo lasciare che nulla andasse storto.

Il serpente ha iniziato a mangiare le palline, trovandosi con testa sopra i pali. Allora, io gli sono saltata addosso dall’alto e gli conficcato la spada nella testa. Nonostante non venisse usata da tanti anni, era ancora ben affilata.

Il serpente mi ha scrollata di dosso, ma la spada è rimasta dentro. Abbassandosi, si è poi trovato infilzato anche dai pali di legno. Ci ho messo un po’ a rialzarmi dalla caduta sulle rocce; quando l’ho fatto, ho visto il serpente contorcersi a terra, ormai moribondo.

Ce l’avevo fatta.

Ho aspettato che il serpente morisse, poi sono entrata nella caverna. C’erano ancora i nove teschi delle ragazze sacrificate gli anni precedenti. Li ho guardati, e ho pensato a quanto sia triste il fatto che siano morte solo per mancanza di coraggio.

Quando sono tornata, la gente faticava a credere che davvero avessi sconfitto il serpente. Poi è stata indetta una grande festa, la mia famiglia ha ricevuto grandi ricompense e adesso non abbiamo più problemi economici.

Addirittura, pare che la mia storia abbia cominciato a viaggiare per tutta la Cina; l’imperatore in persona ha invitato me e la mia famiglia al suo palazzo, dicendo di volermi conoscere.”

[fonti varie online: 1, 2, 3]

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