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Dalla parte delle principesse: Isobel, il gigante e il Piccolo Popolo

Dalla parte delle principesse” è la nuova rubrica in cui personaggi femminili raccontano in prima persona le storie di cui sono protagoniste. E ci dimostrano come, spesso, le fiabe possano avere un lieto fine senza bisogno di nessun principe azzurro. 

Protagonista di questa puntata è la terza principessa della fiaba scozzese “Peerifool”. Come già fatto altre volte, abbiamo dato un nome arbitrario a lei e alle sue due sorelle, anonime nella versione originale.

“Sono nata terza figlia di un re. Purtroppo, quando io e le mie sorelle eravamo appena ragazzine, nostro padre morì; la corona andò a un lontano cugino a cui non importava niente di noi e di nostra madre. Ci cacciò da palazzo e ci trovammo a vivere in una capanna, con un orto e alcune mucche come unica fonte di sostentamento.

Era una vita ben diversa da quella a cui eravamo abituate, ma ci siamo adattate.

A un certo punto, però, ci siamo accorte che qualcuno rubava i cavoli dal nostro orto durante la notte.

La mia sorella maggiore, Mary, si è allora messa di guardia. La mattina dopo, però, non solo dall’orto mancavano diversi cavoli, ma anche lei era scomparsa.

La sera dopo, la mia seconda sorella, Emma, si è messa di guardia fuori dalla casa. Anche lei la mattina dopo era scomparsa.

Così, la terza sera sono rimasta io a fare la guardia all’orto. Ero molto tesa e soprattutto volevo scoprire cosa era successo alla mie sorelle.

A un certo punto, è arrivato un gigante. L’ho visto recarsi nel nostro orto, cominciare a raccogliere cavoli e metterli in una cesta. Gli ho detto di fermarsi, che non aveva il diritto di prendere ciò che non era suo. Per tutta risposta, lui mi ha afferrata e messa nella cesta insieme ai cavoli.

Ho subito intuito che la stessa cosa dovesse essere successa alle mie sorelle. Nonostante la paura, ero felice di essere sulla buona strada per ritrovarle.

Una volta arrivato alla sua dimora, il gigante mi ha tirato fuori dal cesto e mi ha detto che avrei dovuto essere la sua serva. Mi ha detto che l’indomani sarebbe stato fuori casa tutto il giorno. Io dovevo portare la sua mucca al pascolo, preparargli la cena, poi filare una grossa quantità di lana che aveva lì.

Era tanto lavoro, ma non mi sono scoraggiata. La mattina, mi sono svegliata presto e ho cominciato con un buon ritmo, puntando a ritagliarmi del tempo per indagare sulla sorte delle mie sorelle prima che il gigante tornasse.

Ho portato la mucca al pascolo, sono tornata e mi sono messa a preparare del porridge per me e per quando sarebbe tornato il gigante.

Stavo mangiando la mia parte, quando sono apparsi degli omini minuscoli, che mi arrivavano a mala pena al ginocchio. Erano vestiti di colori sgargianti e hanno cominciato a saltellarmi intorno, chiedendomi un po’ di porridge.

Io non ne avevo moltissimo, ma mi dispiaceva lasciare quelle creature senza nulla. Inoltre, erano talmente piccole che gliene è bastato veramente poco per essere sazie.

Poco dopo che avevano finito di mangiare, si è presentato quello che appariva come un ragazzino, con lunghi riccioli biondi, alto quasi quanto una persona normale ma vestito degli stessi colori sgargianti degli esserini. Ha detto di essere il loro principe, Peerifool e che, visto che ero stata così generosa con i suoi sudditi, lui li avrebbe in cambio fatti lavorare per me.

Sono stati così loro a filare tutta la lana. Quando il gigante è tornato, era talmente felice che mi ha permesso di rincontrare le mie sorelle.

È stato un momento orribile; Mary ed Emma erano chiuse in uno sgabuzzino, coperte di lividi e ferite. Il gigante mi ha detto che non avevano saputo svolgere i compiti che aveva poi assegnato a me e per questo le aveva punite.

Per fortuna, sono riuscita a rimanere calma e sfruttare la benevolenza del gigante a mio favore. Durante la notte, ho fatto nascondere Mary nella cesta del gigante e l’ho coperta con foglie di cavolo.

Poi, la mattina dopo, ho pregato il gigante di portare i cavoli alla casa di mia madre, che era rimasta da sola e ne aveva tanto bisogno.

Il gigante mi ha concesso il favore; così, Mary è riuscita a tornare a casa. Il giorno dopo, abbiamo ripetuto il trucco con Emma.

Infine, dovevo trovare un modo per farmi riportare a casa anch’io. La mattina, ho detto al gigante che avrei fatto una passeggiata dopo aver finito i lavori della giornata. Poteva darsi che non mi avrebbe trovata quando fosse tornato, ma gli avrei lasciato un terzo cesto di cavolo da portare a mia madre.

Lui ha accettato di farmi questo terzo favore. Io ho passato la giornata a raccogliere tutte le ricchezze che trovavo nella casa, poi mi sono nascosta nel cesto portandole con me.

A casa, le mie sorelle erano pronte a mettere in atto la trappola che avevamo concordato: quando hanno visto il gigante arrivare e posare il cesto, si sono affacciate alle finestra e gli hanno rovesciato addosso acqua bollente, uccidendolo.

In seguito, Mary e Emma mi hanno raccontato la loro storia: anche a loro il Piccolo Popolo di Peerifool aveva chiesto del porridge, ma erano talmente stanche dalla giornata di lavoro che avevano rifiutato. In seguito, quando si erano messe a lavorare la lana, si erano accorte di non riuscire a filarla, come se fosse stregata.

Quando ho sentito il loro racconto, ho capito davvero quanto devo essere grata a Peerifool. Non incolpo le mie sorelle per non aver avuto la forza di essere gentili dopo tutto quello che stavano subendo. Ma, di certo, tutte e tre abbiamo imparato una lezione importante da questa storia.”

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