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Dalla parte delle principesse: il perché di una rubrica

Volenti o nolenti, abbiamo tutti una certa idea sulle protagoniste femminili delle fiabe: giovani belle e di buon cuore ma non troppo in gamba, che passano il tempo a cantare con gli uccellini e hanno sempre bisogno di essere salvate dall’eroe di turno.

È vero, ultimamente si vede in giro qualche modello diverso. Ma li consideriamo cose moderne, forzature per stare al passo con i tempi. Perché, si sa, il modello tradizionale è quello della fanciulla indifesa in attesa di un principe azzurro.

E qui ci sbagliamo.

Tanto per cominciare, perché non esiste un modello tradizionale. Esistono storie che provengono da culture diverse, che si sono evolute nel corso dei secoli, ramificate in mille varianti a seconda della sensibilità del narratore.

Quindi, in primo luogo, “modernizzare” le fiabe non è niente di diverso da ciò che si è sempre fatto. Durante il Medioevo, le storie della tradizione pagana sono state contaminate da elementi cristiani; nell’Ottocento, le prime raccolte scritte di fiabe hanno modificato le storie secondo quello che si riteneva più adatto per un pubblico di bambini.

Ma, soprattutto, le fiabe hanno molto meno bisogno di essere modernizzate di quanto pensiamo. Perché no, le protagoniste femminili della tradizione non sono affatto un esercito di belle statuine in balia degli eventi.

I personaggi femminili forti, che sanno destreggiarsi nelle difficoltà, sconfiggere i cattivi e salvare i loro cari sono sempre esistiti. E, spesso, anche quando hanno bisogno dell’aiuto di un principe il principe ha a sua volta bisogno del loro aiuto per sconfiggere il mostro di turno.

Questa rubrica nasce per porre l’attenzione sull’esistenza di tante storie della tradizione in cui compaiono donne forti e indipendenti.

E per farlo, ne proporrà una alla settimana ogni martedì, raccontata dal punto di vista della protagonista.

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