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Dalla parte delle principesse: Hira Kuri e le cognate invidiose

Dalla parte delle principesse” è la nuova rubrica in cui personaggi femminili raccontano in prima persona le storie di cui sono protagoniste. E ci dimostrano come, spesso, le fiabe possano avere un lieto fine senza bisogno di nessun principe azzurro. 

Questa settimana, la storia è quella di Hira Kuri (“ragazza-diamante”), protagonista di una fiaba del nord dell’India.

“Quando i miei genitori sono morti, io sono rimasta a vivere con i miei cinque fratelli e le loro mogli.

A dirla tutta, più con le mogli che con loro, visto che erano sempre lontani per lavoro. Con Rama, quella sposata al mio fratello più giovane, ho sempre avuto un buon rapporto.

Con le altre, per nulla.

Loro quattro avevano legato molto tra di loro e mal sopportavano la mia presenza. Anche se i miei fratelli avevano raccomandato loro di prendersi cura di me, presto hanno cominciato a tramare per farmi fuori.

Un giorno, la moglie del mio fratello maggiore disse di avere un tremendo mal di stomaco, e che l’unico modo per guarirla era che io le portassi l’anello di una demonessa. Le altre tre hanno subito cominciato a darle man forte e farmi pressione perché partissi.

Così, mi sono recata al paese dei demoni.

Ero terrorizzata, ma mi sono fatta forza. Sapevo di non essere in grado di combattere un demone così, quando mi sono imbattuta in una di loro, mi sono limitata a raccontarle la mia storia e supplicarla che mi desse il suo anello.

La demonessa si è rivelata più di buon cuore delle mie cognate. Mi ha donato il suo anello e mi ha lasciata libera di tornare a casa.

Quando sono tornata a casa, Rama mi ha detto che le altre non avevano mai smesso di tramare contro di me. Ognuna di loro mi avrebbe sottoposta a una prova. Rama, dal canto suo, non era riuscita a opporsi a quei complotti, ma mi ha promesso che, se fosse arrivato il suo turno di impormi una prova, si sarebbe limitata a chiedermi di portarle un fiore di loto.

La moglie del mio secondo fratello mi chiese di portarle il latte di una leonessa. Di nuovo, mi misi in viaggio e cercai una leonessa. E poiché nemmeno contro una leonessa avevo speranze di vincere in un combattimento, di nuovo mi limitai a implorarla di cedermi un po’ del suo latte.

Anche la leonessa si mostrò più di buon cuore delle mie cognate. Mi donò un po’ del suo latte e io tornai a casa.

La moglie del mio terzo fratello mi chiese della schiuma dall’oceano. Dovetti camminare per settimane, scendere il corso del fiume fino al mare, viaggiare attraverso paesi di ogni tipo, per portare a termine anche questo compito.

Dopodiché, la quarta disse che voleva un anello fatto di sabbia del mare. Di nuovo, feci tutto il tragitto fino al mare, viaggiai a lungo e affrontai molti pericoli, per portare a termine anche questo compito.

Infine, venne il turno di Rama che, come promesso, mi chiese un semplice fiore di loto.

Sebbene semplice, anche questo compito mi richiese di allontanarmi di alcune miglia da casa. Mentre cercavo il fiore, mi imbattei nei miei fratelli, che avevano preso alcuni giorni di riposo dal lavoro. Era la prima volta da mesi che li vedevo e la mia felicità fu immensa.

Mi chiesero cosa stessi facendo e io raccontai loro tutto quello che mi era successo. Raccontai di come le loro mogli avessero tramato contro di me, e di come solo Rama mi fosse stata amica.

I miei quattro fratelli maggiori si sono indignati moltissimo; appena arrivati a casa, hanno fatto una scenata alle rispettive mogli e le hanno ripudiate.

A volte penso di aver sbagliato a sopportare le angherie delle altre cognate così a lungo. Mi dico che avrei dovuto ribellarmi prima, non aspettare l’intervento dei miei fratelli.

D’altra parte, i viaggi che sono stata costretta a fare mi hanno fatto crescere come persona. Ho scoperto il coraggio e la resistenza di cui sono capace.

A differenza di quella di tante altre ragazze, la mia storia non si chiude con un matrimonio o un mettere su famiglia. Si chiude con la consapevolezza che posso fare grandi cose contando solo sulle mie forze.”

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