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Dalla parte delle principesse: come Signy salvò il figlio del re

Dalla parte delle principesse” è la nuova rubrica in cui personaggi femminili raccontano in prima persona le storie di cui sono protagoniste. E ci dimostrano come, spesso, le fiabe possano avere un lieto fine senza bisogno di nessun principe azzurro. 

Questa settimana, la storia è quella di Signy, regina islandese di umili origini.

“La mia famiglia ha sempre vissuto in una casupola non molto distante dal castello. Capitava spesso di veder passare gruppi di nobili, in partenza o di ritorno da una battuta di caccia. Fin da bambina, ho sempre sognato di diventare una di loro.

Un giorno, ci è giunta voce che il figlio del re era scomparso. Il re aveva emanato un editto, dicendo che avrebbe donato metà delle sue terre a chiunque l’avesse riportato a casa.

Ho chiesto ai miei genitori provviste e un paio di scarpe nuove per mettermi in viaggio.

Dopo aver camminato a lungo, sono arrivata a una caverna, dentro cui c’erano due giacigli, uno intessuto d’oro, l’altro d’argento. Su quello d’oro c’era un ragazzo che dormiva.

Ho riconosciuto subito il figlio del re. L’avevo visto passare più volte davanti alla mia casa. Devo però ammettere di essermi stupita di quanto apparisse diverso: non fiero e arrogante, ma più simile a un qualsiasi ragazzo della mia età.

Ho provato a svegliarlo, ma senza riuscirci. Dopo un po’, ho sentito dei passi che si avvicinavano e sono corsa a nascondermi.

Nella caverna sono arrivate due orchesse, una più vecchia e una più giovane. La giovane ha svegliato il principe con una formula magica, poi gli ha chiesto se voleva mangiare qualcosa. Il principe ha rifiutato. L’orchessa gli ha chiesto allora di sposarla e di nuovo lui ha rifiutato. Infastidita, l’orchessa ha detto una seconda formula magica, per farlo riaddormentare.

Io sono rimasta nascosta tutta la notte. Quando la mattina dopo le orchesse sono uscite, ho usato la loro formula magica per svegliare il principe. Gli ho raccontato che suo padre stava facendo di tutto per trovarlo e gli ho consigliato di cercare di scoprire qualcosa di più sulle orchesse.

Siamo poi rimasti a parlare a lungo. Lui ha preso una scacchiera e ci siamo messi a giocare. Credo sia stato durante quelle ore passate insieme, solo noi due nella caverna delle orchesse, che ho iniziato a innamorarmi di lui.

Quando le orchesse stavano per tornare, ho fatto addormentare il principe, con la stessa formula magica che avevo sentito la sera prima.

Questa volta, il principe ha accettato il pasto che le orchesse gli offrivano. Io ho ascoltato di nascosto la loro conversazione. L’orchessa giovane ha raccontato che il loro fluido vitale era rinchiuso dentro un uovo e che, talvolta, loro due nei momenti di noia giocavano a passarselo come una palla.

Il giorno dopo, io e il principe le abbiamo seguite di nascosto. A un certo punto, si sono sedute sotto un albero e hanno cominciato a giocare passandosi l’uovo. Il principe si era costruito una lancia artigianale con un ramo e una pietra. Al momento giusto, l’ha scagliata contro l’uovo, infrangendola.

Le orchesse sono morte sul colpo. Io e il principe siamo tornati al castello. Durante il viaggio, abbiamo avuto modo di conoscerci meglio. Così, quando siamo arrivati a palazzo e il re ha chiesto a suo figlio di raccontargli tutto ciò che era successo, lui ha concluso il suo racconto chiedendo il permesso di sposarmi.

Ed è così che sono diventata regina.”

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