fight monsters

Come (non) combattere mostri: il tempo non è infinito

Spesso, scegliamo di rimandare le battaglie contro i nostri mostri. A volte è perché non ci sentiamo pronti, altre, banalmente, perché pensiamo che in fondo la cosa non sia così importante. Purtroppo, capita alle volte che di tempo non ne rimanga più. 

La storia di questa settimana ne è un esempio.


Elisabeth è una giovane suora che vive a Berkeley, nell’ovest dell’Inghilterra. Come lei, anche il fratello Alfred ha scelto la via ecclesiastica ed è monaco in una vicina abbazia. 

Conoscendo loro, verrebbe da pensare che tutta la famiglia sia virtuosa e devota. Purtroppo, invece, le scelte di Elisabeth e Alfred sono nate dal desiderio di allontanarsi il più possibile dallo stile di vita della madre, Bethany.

La donna è venuta a mancare la scorsa settimana e i giorni successivi alla sua morte sono stati particolarmente traumatici per i due ragazzi. Elisabeth sente ora il bisogno di raccontare a quante più persone possibili tutta la storia, perché pensa possa essere di ammonimento per molti. 

“Mia madre ha sempre vissuto una vita di peccato. Non parlo delle sporadiche infedeltà a mio padre; quelle, per quanto sbagliate, le abbiamo sempre considerate comprensibili, visto il modo in cui lui spariva per mesi senza preoccuparsi né di lei né di noi.

No, il problema è che, fin da quando ho memoria, mia madre si è sempre dedicata a ogni tipo di arte demoniaca. La cucina era sempre piena di erbe, piante e polveri minerali di ogni tipo. Lei per ore si chiudeva nella sua stanza, a preparare e usare intrugli magici. A suo favore, c’è da dire che ha sempre fatto in modo di tenerci lontani da quello che faceva, tanto che ancora oggi ho le idee poco chiare sui dettagli. Mi ricordo però le sere in cui la sentivamo urlare e ridere come un’indemoniata e lo sguardo spiritato che aveva quando usciva da quella stanza maledetta.

Più volte io e mio fratello abbiamo cercato di convincerla ad abbandonare quelle pratiche, ma lei non ha mai voluto ascoltarci. Solo pochi giorni prima di morire, quando era a letto malata, ci ha chiamati per chiederci di aiutare la sua anima. Ricordo che mi ha fatto una pena incredibile, tanto da farmi dimenticare tutto il rancore che negli anni avevo accumulato verso di lei. 

Seguendo le sue istruzioni, io e Alfred abbiamo messo il suo corpo in una pelle di cervo, poi l’abbiamo rinchiuso il un sarcofago di pietra, sigillato con piombo e tre spesse catene di ferro. Abbiamo poi fatto in modo che nei tre giorni ogni notte venissero cantati cinquanta salmi  e recitata ogni giorno una messa. Mamma sperava che così avrebbe avuto qualche possibilità di impedire al Nemico di reclamare la sua anima e lo speravamo con tutto il cuore anche noi.

Purtroppo, non è servito a nulla, se non a ritardare di poco l’inevitabile. Durante le prime due notti, il Diavolo ha creato delle brecce sulla parte laterale della porta della chiesa. La terza notte, mentre si recitavano i salmi, è entrato emettendo un verso orribile, il cui eco ha scosso la stessa chiesa come un piccolo terremoto.

Credo sia la visione più tremenda che abbia mai avuto: una bestia nera ed enorme, con lo sguardo che brillava della stessa luce che avevo visto troppe volte negli occhi di mia madre.

Il mostro ha chiamato mia madre ad alzarsi e seguirlo. Dall’interno della tomba, la sua voce ha risposto che non poteva, per via delle catene che legavano il sarcofago. Lui però con un semplice gesto le ha spezzate e ha aperto il coperchio del sarcofago. 

Noi eravamo tutti impietriti dal terrore. Ho visto il demone afferrare mia madre e portarla fuori. Altri mi hanno poi raccontato di un grosso cavallo nero con cui il demone si è allontanato per tornare ai suoi reami.

Quello che è successo al funerale di mia madre è stata la conclusione terribile di una vita terribile. Di solito, si pensa che i patti con il demonio diano grandi poteri. Ma posso assicurarvi che, anche mentre era in vita, mia madre ha sofferto molto. Non so bene che poteri ottenesse con le pozioni che preparava, ma di sicuro quando le beveva non era più padrona di sé. Quando poi l’effetto finiva stava malissimo, ma non riusciva a staccarsi da quelle pratiche infernali.

Forse la mia scelta di prendere i voti per allontanarmi da quel tipo di vita può sembrare un po’ estrema; ma dopo aver visto così da vicino le azioni del Demonio, voglio a tutti i costi dedicare la mia vita a combatterlo.”

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[Storia liberamente ispirata a un episodio narrato nel “De Gestis Regum Anglorum” di William Malmesbury, scritto intorno al 1125]

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