fight monsters

Come combattere mostri: una questione di volontà

Ci sono mostri che vanno combattuti con il coraggio e la forza fisica. 

Molti altri, invece, sono spiriti, che combattono con energie spirituali. E, in questi casi, a vincere non è chi ha più muscoli, ma chi ha il carattere e la volontà più forte.

La storia qui sotto viene dalla Bretagna ed è un esempio di queste dinamiche.

 

Per molto tempo, l’Île du Château, in Bretagna, è stata teatro di oscuri e ricorrenti prodigi.

Ogni sette anni, infatti, si levava dal mare una fitta nebbia rossa, seguita da un vento terribile che, dopo averla dispersa, causava tempeste di una violenza inaudita.

In quei giorni, nessuno osava avventurarsi per mare e persino la gente chiusa in casa tremava di paura.

Si diceva che tali fenomeni fossero scatenati dall’ira dello spirito della principessa Ahès, figlia di Gralon, re della città sommersa di Is.

I vescovi della zona avevano più volte recitato messe solenni per bandire quella presenza malefica, ma sempre senza successo. A spezzare la maledizione fu invece una donna su cui nessuno avrebbe mai nemmeno pensato di scommettere.

Il suo nome era Fantès-ar-Pédennou, ed era famosa per essere una donna devota ma testarda.

Si stava avvicinando il tempo della nebbia rossa, quando Fantès si recò proprio a Île du Château per cercare molluschi. Arrivò quando era ancora tempo di alta marea e, mentre aspettava che l’acqua scendesse, si mise a recitare il rosario.

Era arrivata alla terza decina, quando per caso si voltò e vide che sul grande scoglio che dominava l’isola era apparsa una cappella, grande quanto una piccola chiesa.

L’edificio emanava un potere oscuro, che sembrava respingerla. Dopo un attimo di esitazione, però, Fantès decise che voleva vederci chiaro e si avvicinò, lottando contro il vento e la forza misteriosa che cercava di tenerla a distanza.

Quando fu vicina, vide un’iscrizione sulla porta:

Se riesci a guardare attraverso questa serratura senza farti vedere, potrai ricavare un gran beneficio per te e per il tuo prossimo.

Senza esitare, Fantès avvicinò l’occhio alla serratura. Vide allora una donna di spalle, con lunghi capelli biondi che fluivano su una tunica rossa.

A Fantès venne la pelle d’oca nell’intuire che quella era Ahès, la principessa rossa. Ciò nonostante, provò ad abbassare la maniglia della porta, ma solo per scoprire che era bloccata. La volontà malvagia che aveva percepito prima sembrava essersi fatta più potente. Fantès fu presa da un terrore improvviso e provò un tremendo desiderio di fuggire.

Ciò nonostante, decise di non darsi per vinta. Aveva capito di avere la possibilità di spezzare la maledizione e non intendeva lasciarsela sfuggire. Cominciò a girare intorno alla cappella, finché non trovò una seconda incisione:

Se vuoi entrare, raccogli a tre passi da qui due fili d’erba bianca e ponili a forma di croce sulla tua mano destra.

Senza esitare, Fantès eseguì. Poi, tornò ad aprire la porta, e questa volta la porta si aprì.

La principessa, che stava di fronte all’altare, si voltò verso di lei con sguardo furente.

“Cosa vuoi da me?” chiese, con una voce metallica che fece raggelare il sangue nelle vene a Fantès.

“Che tu smetta di far danni” rispose la donna, impedendo a stento alla voce di tremare.

La principessa sospirò.

“Se sei entrata qui, vuol dire che la tua volontà è più forte della mia. Bandiscimi se vuoi. Sono in tuo potere. Ti lascio queste chiavi, che danno accesso al mio tesoro, nascosto in fondo allo stagno artificiale delimitato da pietre squadrate. Cerca di usarlo bene.”

Così, Fantès bandì per sempre la principessa rossa dall’isola. Con le chiavi che questa le aveva lasciato, trovò realmente il tesoro sotto lo stagno artificiale delimitato da pietre squadrate. Lo usò per far dire messe in onore di coloro che erano morti durante le tempeste degli ultimi anni e distribuì poi quanto avanzava tra i poveri del paese.

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