fight monsters

Come combattere mostri: la strega e i due cani

Spesso, il nostro primo istinto davanti a un mostro è quello di fuggire. Affrontarlo ci sembra la via più difficile e più rischiosa, l’ultima spiaggia che sarebbe meglio evitare.

È senz’altro vero che chi combatte affronta rischi maggiori di chi fugge ed è senz’altro vero che a volte correre questi rischi extra è follia.

Talvolta, però, il gioco può valere la candela. Fuggire da un mostro è un modo per sopravvivere, a volte a costo di sacrificare qualcosa. Sconfiggere un mostro è un modo per diventare più forti e, spesso, migliorare la propria condizione. A volte, un mostro sconfitto può trasformarsi in una ricchezza.

La storia di questa settimana, che viene dall’Australia, ne è un esempio.


Jiemba fa parte di una tribù che vive in territorio Ngadjuri, nel sud dell’Australia. Grande cacciatore durante la sua giovinezza, ama usare la sua esperienza per dare consigli a figli, generi e nipoti. La zona in cui vive è famosa per due grandi giacimenti, uno di argilla nera e l’altro di ocra rossa, entrambe usate dai guerrieri per dipingersi il corpo.

La qualità di entrambe le terre è universalmente riconosciuta come di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri giacimenti della zona e motivo di orgoglio per tutta la tribù.

Questa ricchezza è però più recente di quanto si possa pensare. In effetti, sono stati il nonno di Jiemba , Wulkinara, e il suo amico Kudnu a crearla.

Jiemba racconta volentieri la storia, che ha sentito infinite volte quando era piccolo.

“Mio nonno e Kudnu erano i cacciatori più forti della tribù. Erano affiatatissimi e si diceva potessero leggere l’uno nel pensiero dell’altro. Io non posso saperlo perché quando sono nato Kudnu era già morto, ma ho sentito spesso mio nonno parlare con grande affetto e malinconia dell’amico scomparso.

Un giorno, tornando da una battuta di caccia, trovarono il resto della tribù intento a raccogliere le proprie cose per fuggire altrove. Dissero che stava arrivando nei loro territori una vecchia malvagia, con artigli da uccello e denti che potevano lacerare la gola di un uomo. In più, era accompagnata da due enormi cani, uno rosso e uno nero, feroci e assetati di sangue umano quanto lei.

Mio nonno, Wulkinara, si arrabbiò molto nel vedere la gente così codarda. Chiese se davvero erano così poco disposti a lottare per la terra dei loro antenati. Lui e Kudnu decisero di rimanere a combattere, anche se tutti dicevano che era una follia.

Ovviamente, gli sciocchi erano loro” aggiunge Jiemba, ridacchiando.

“Kudnu si arrampicò su un albero e attirò l’attenzione dei cani. Mentre questi grattavano contro il tronco, non riuscendo a salire, mio nonno saltò fuori dai cespugli dove si era nascosto, lanciò il suo boomerang e uccise il cane rosso. Fece appena a tempo a riprenderlo in mano, che il cane nero gli era già addosso. D’istinto, mio nonno conficcò il boomerang nel corpo del mostro, riuscendo a ucciderlo.

In quel momento, comparve dalla boscaglia la vecchia strega; mio nonno la vide che gli era quasi addosso, con gli occhi iniettati di sangue e pronta ad azzannarlo. Di certo non avrebbe fatto tempo nemmeno ad alzare l’arma contro di lei. Per fortuna, Kudnu era stato pronto; già mentre lui combatteva i cani, era saltato giù dall’albero e al momento giusto trafisse la vecchia con la sua lancia.”

Questa è la storia di come la tribù si è salvata, ma non solo.

Dopo l’impresa di Wulkinara e Kudnu, il corpo della strega fu bruciato, quelli dei due cani seppelliti. Nei punti dove furono sepolti, comparvero pochi giorni dopo i due grandi depositi, di ocra rossa dove c’era stato il cane rosso e di argilla nera dove c’era stato il cane nero.

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