fight monsters

Come combattere mostri: il perché di una rubrica

Mostri.

Dal latino, monstrum, “segno”, “prodigio”. 

Per gli antichi, il termine indicava qualcosa di straordinario, un segno divino fuori dalle leggi della natura, che doveva essere di ammonimento all’uomo.

Oggi, il termine può avere in rari casi un’accezione positiva (“mostro sacro”), ma è per lo più usato per indicare creature orribili e malvagie.

Ed è di questo tipo di mostri che parleremo qui.

Non di bruttezza o deformità fisica, che di per sé non vuol dire nulla, ma di quella morale. Di entità che si aggirano per il mondo con l’unico scopo di creare sofferenza. Di quel genere di nemici che gli esseri umani hanno dovuto combattere fin dagli albori della loro storia e che continuano ad affrontare ogni giorno.

Cosa?

Dite che i mostri non esistono più, che forse non sono mai esistiti, sono solo leggende per spaventare bambini? Che nessuno ha mai visto un drago, un orco, un minotauro o un cane a tre teste?

Oh, ma i mostri non sono mica solo quelli. Una volta, forse, era più comune che assumessero quel genere di aspetto. Adesso, sono d’accordo con voi, non se ne vedono più.

Ma è solo perché sono diventati più inconsistenti. Creature senza un corpo proprio, ma che prendono il controllo di quello di altri. Parassiti della mente che tormentano le loro vittime dall’interno, o che le spingono a fare cose orribili. 

Suona già più familiare? Più reale, finanche più inquietante delle storie per spaventare i bambini su draghi e lupi mannari?

Eppure, sconfiggere un orco e sconfiggere un mostro “moderno” sono due cose meno diverse di quanto possa sembrare. E, in fondo, è a questo che sono sempre servite le storie per bambini. A imparare le basi su come si sconfiggono i mostri nella vita reale.

Il primo appuntamento è giovedì prossimo, con una storia che viene dalla Scozia…

 

 

 

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