fight monsters

Come combattere mostri: il Demone dell’Infelicità Perenne

Farjad vive in una città dell’Oriente di cui probabilmente non avete mai sentito il nome. È conosciuto da tutti come un vecchio saggio e dispensa volentieri consigli a chiunque si rechi a visitarlo nella sua umile dimora.

Questa settimana, la nostra rubrica presenta un suo racconto su un caso particolarmente difficile in cui si è imbattuto.

“Era una sera come tante, quando si presentò alla mia tenda un giovane di bell’aspetto, riccamente vestito. Notai subito la mancanza di luce nei suoi occhi e il modo in cui si muoveva strascicando i piedi, come se ogni passo gli costasse uno sforzo immenso.

Mi disse che, benché non gli mancasse nulla, era sempre infelice e non riusciva a trovare un motivo per continuare a vivere. Mi pregò di aiutarlo. Disse che la vita era diventata per lui un peso insopportabile e più volte aveva meditato di togliersela.

Capii subito che quel giovane era molto diverso dalla maggior parte delle persone che ogni giorno vengono da me. Il suo dramma non era quello della nuora maltrattata dalla suocera, del mercante che fatica a mettere insieme i soldi per ripagare i fornitori o del giovane con il cuore infranto.

Il giovane che avevo davanti era tormentato da un demone della razza più pericolosa. Popoli diversi l’hanno chiamato in modi diversi, ma per semplicità ne parlerò come Demone dell’Infelicità Perenne. Purtroppo, che io sappia non esiste un modo certo per sconfiggerlo, solo molti rimedi che si possono tentare, sperando che la vittima resista abbastanza prima di togliersi la vita.

Dissi al giovane di prendersi un anno di tempo. Di viaggiare, vedere quanti più luoghi poteva. Di frequentare artisti, leggere libri, ascoltare musica, circondarsi di cose belle. Dopo un anno, avrebbe potuto tornare da me e dirmi come era andata.

L’anno passò. Il ragazzo tornò. Mi si strinse il cuore appena lo vidi. Il suo sguardo era ancora più spento, il suo corpo smagrito, le sue spalle più curve, i suoi movimenti più lenti e strascinati.

Mi disse che, benché avesse seguito i miei consigli, era infelice quanto l’anno prima. Disse che non riusciva più a sopportare il peso della sua vita e che era sempre più convinto che la morte fosse l’unica via d’uscita.

Gli proposi allora un secondo esperimento, sperando che non fosse troppo tardi.

Gli dissi di non preoccuparsi più del suo male. Di prendere pure la sua decisione di togliersi la vita, ma di darsi ancora un anno di tempo prima di farlo, e di impiegare quest’anno a lasciare al mondo un buon ricordo di sé. Di dedicarsi a opere di bene, di usare i soldi che non gli sarebbero più serviti per i bisognosi, di fare di tutto per aiutare gli altri. 

Con poca convinzione, il giovane annuì e stancamente se ne andò.

Passò un anno e il giovane non tornò. Lo aspettati per diversi giorni, sempre più preoccupato che avesse compiuto l’estremo gesto senza  passare da me un’ultima volta.

Poi, quando ormai avevo perso ogni speranza, lo vidi.

Sulle prime, quasi non lo riconobbi. I suoi vestiti non erano più ricchi e raffinati, ma poco più che stracci.

Il suo portamento era cambiato. Adesso, camminava a testa alta, sereno e sicuro di sé. I suoi occhi brillavano e il suo volto era sorridente.

Mi raccontò come nell’aiutare gli altri avesse trovato un senso alla sua vita. Come si fosse reso conto di quanto inutili fossero state tutte le sue ricchezze e di quanto gli riempissero il cuore i sorrisi di chi aveva sofferto.

Questa è la storia di Abdallah e di come ha sconfitto il Demone dell’Infelicità Perenne. La via che ha trovato non è l’unica e non è detto che sia sempre la più efficace.

In verità, molti sapienti sarebbero più indicati di me a dare risposte su come affrontare questo male.

Di certo, però, questa è la storia di una persona che si è salvata e salvandosi ha aiutato molti altri.”

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