fight monsters

Come combattere mostri: demoni che fanno paura

Spesso, quando ci troviamo ad affrontare mostri ci sentiamo soli.

La loro vittoria ci sembra inevitabile, quasi logica conseguenza di qualche nostra azione. Pensiamo che non ci sia nulla da fare, che nessuno ci possa aiutare o sia interessato a farlo.

Invece, rompere il silenzio può essere la nostra arma più potente. 

La storia che segue arriva dalla Persia ed è un esempio di questo tipo di dinamiche.


Kamshad è un mercante; le sue abilità, insieme alla fortuna propizia, gli hanno sempre garantito buoni affari e la possibilità di mantenere la sua famiglia nell’agio.

Poco più di un anno fa, si stava dirigendo a cavallo verso un’altra città, quando decise di sostare alcuni minuti all’ombra di un albero. Complice il caldo asfissiante, cominciò a sentire uno strano senso di oppressione e i suoi pensieri si fecero cupi senza motivo apparente.

Mangiò alcuni datteri che aveva con sé e gettò i noccioli.

Un demone comparve davanti a lui, con una spada in mano.

“I noccioli che hai gettato hanno colpito e ucciso mio figlio” disse. “E per questo, io ora ti ucciderò.”

Kamshad rimase basito. Non aveva visto nessun figlio del demone e non riusciva a capire come due noccioli potessero uccidere uno spirito. Ma il demone era sicuro di sé e minaccioso, tanto che Kamshad non riuscì a mettere in dubbio le sue parole. Il senso di oppressione si fece più forte e lui scoppiò in lacrime, si gettò ai piedi del demone e chiese che almeno lo lasciasse tornare a casa alcuni giorni, per salutare un’ultima volta i suoi cari e distribuire i suoi averi.

Il demone accettò, sogghignando, perché sapeva che ormai la mente del mercante era piegata al suo volere.

Kamshad tornò al suo villaggio. Disse a tutti che era volontà divina che lui morisse presto. Era talmente chiuso nella sua disperazione che anche quelli che gli stavano intorno furono contagiati dal senso di fatalità che il demone aveva fatto nascere in lui.

Dopo alcuni giorni, Kamshad tornò al luogo dove aveva incontrato il demone. Mentre aspettava, un vecchio passò di lì. Aveva con sé una gazzella legata a una catena e si fermò a chiedere a Kamshad perché avesse un’aria così abbattuta.

Sebbene riluttante, il mercante raccontò. Non aveva mai voluto farlo con i suoi familiari, ma ora voleva mettere in guardia il vecchio, dirgli di allontanarsi prima che arrivasse il demone.

Aveva appena finito il suo racconto, quando giunse un secondo vecchio, accompagnato da due cani levrieri. Anche lui volle sapere la storia e anche a lui Kamshad la raccontò. Era quasi giunto alla fine, quando li raggiunse un terzo vecchio, con una mula, che chiese cosa stesse succedendo e si fece raccontare a sua volta la storia.

Man mano che parlava, Kamshad sentiva i suoi pensieri farsi un po’ meno cupi. Provò però grande terrore quando i tre vecchi si dissero intenzionati a rimanere lì e aspettare il demone con lui.

Il demone arrivò e subito il primo vecchio gli rivolse la parola.

“O nobile spirito, ho un patto da proporti: lascia che ti racconti la storia della gazzella che ho qui con me e, se la troverai meravigliosa, concedimi in dono un terzo della vita di questo mercante.”

Il demone accettò, curioso, e il vecchio cominciò a narrare.

Raccontò di come la gazzella fosse un tempo stata la sua prima moglie, che con arti magiche aveva tramato e quasi ucciso il figlio che il vecchio aveva avuto da una concubina. Raccontò di come aveva rischiato di perdere la persona che aveva più cara, e di come poi tutto si era risolto con l’aiuto di un’altra maga, che aveva trasformato la moglie in gazzella.

Raccontò così bene che il demone accettò di cedergli un terzo della vita del mercante.

Il secondo vecchio propose un patto analogo. Raccontò di come i due cani fossero un tempo stati i suoi fratelli, che avevano tramato contro di lui per sottrargli tutti i suoi averi. Raccontò di come era stato tradito dalle persone di cui più si fidava, ma ne era uscito grazie a un aiuto magico, che aveva trasformato i due fratelli in cani.

Raccontò così bene che il demone accettò di cedergli un terzo della vita del mercante.

Il terzo vecchio propose un patto analogo. Raccontò di come la mula fosse un tempo stata sua moglie, di come ella l’avesse ferito nel suo orgoglio e umiliato, trasformandolo in cane e costringendolo a vivere come una bestia. Ma anche lui ne era uscito, grazie all’aiuto di una giovane che aveva visto la sua vera natura e l’aveva aiutato a recuperare le sue sembianze e stregare la moglie.

Raccontò così bene che il demone accettò di cedergli un terzo della vita del mercante.

E così, Kamshad fu salvo.

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