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Canada: stregone racconta di quando fu inseguito dalla testa mozzata della matrigna [fiaba canadese]

Le storie della tradizione come se fossero notizie di cronaca: riadattamento di una fiaba nativa canadese raccolta da Cyrus MacMillan.


Asin e Namid sono fratello e sorella. Oggi, sono entrambi grandi conoscitori di arti magiche, famosi tra le loro genti nella parte settentrionale del continente nordamericano.

Ma, come ogni fratello e sorella, un tempo erano due bambini come tanti altri. Per lo meno, finché non hanno vissuto momenti molto particolari. Entrambi li ricordano ancora molto bene e Asin ritiene sia una storia che merita di essere raccontata.

Una famiglia spezzata

“Nostra madre morì quando ancora eravamo bambini” racconta lo stregone. “E nostro padre, pensando che fosse sbagliato farci crescere senza una figura materna, si risposò con una donna di un’altra tribù.

Ahimè, mai scelta fu più infelice! La moglie di nostro padre iniziò a odiarci nel momento stesso in cui ci vide. Non sopportava la nostra presenza e le attenzioni che nostro padre ci dedicava, ci accusava di mangiare più cibo di quello a cui avevamo diritto, non perdeva occasione per insultarci o picchiarci.”

Il sogno e la minaccia

“Lo ricordo ancora come se fosse ieri” continua Asin. “Una mattina, dopo che la nostra matrigna era andata a prendere l’acqua al ruscello, mio padre chiamò me e Namid. Ci disse che nostra madre gli era apparsa in sogno e gli aveva rivelato che eravamo in grande pericolo.

Ci diede un bastone, una pietra bianca e del muschio, e ci disse di scappare nella foresta. Quando avessimo sentito il pericolo vicino, dovevamo lanciare dietro di noi uno dei tre oggetti magici che ci aveva lasciato.

Io e Namid iniziammo a correre. Per un po’, non successe nulla. Poi, sentimmo un rumore sordo dietro di noi, qualcosa che si avvicinava sempre di più.

Era la testa mozzata della nostra matrigna.”

Una strega temibile

Solo anni dopo, attraverso le loro arti magiche, Asin e Namid hanno scoperto quello che era successo prima.

Grazie alle indicazioni dello spirito della prima moglie, il padre dei due ragazzi aveva trovato una tela di ragno magica, capace di imprigionare ogni essere vivente. Prima che la moglie tornasse dal ruscello, l’aveva tesa sull’uscio, in modo che lei ci finisse dentro rientrando a casa. Una volta immobilizzata la donna, l’aveva poi decapitata con un’ascia.

La prima moglie l’aveva avvertito che era una strega, ma lui ne aveva sottovalutato i poteri. Testa e corpo, liberi ognuno da un lato della rete, si erano presto alzati. La testa era corsa a cercare i bambini per ucciderli, il corpo aveva attaccato l’uomo.

La fuga

“Non credo di aver mai provato tanto terrore in vita come davanti a quella testa mozzata che ci inseguiva” prosegue Asin. “A tratti rimbalzava sul terreno, a tratti si librava in aria, ma aveva sempre quell’espressione di odio feroce.

Dopo un po’, ha cominciato a mancarci il respiro. Namid si è ricordata delle parole di nostro padre e ha lanciato dietro di sé il bastone magico. Subito, una fitta foresta si è innalzata dal terreno, sbarrando la strada alla testa. Per un po’, abbiamo potuto fermarci e riprendere fiato. Poi, abbiamo dovuto riprendere la corsa.

Abbiamo corso ancora, e una seconda volta ci siamo ritrovati stanchi, con la testa che ci aveva quasi raggiunti. Ho lanciato dietro di me la pietra, e una montagna imponente è cresciuta tra noi e la testa. Per un po’, abbiamo potuto respirare. Ma la testa ha chiesto aiuto a un gruppo di talpe, e le talpe hanno scavato per lei un tunnel sotto la montagna. Presto, abbiamo dovuto riprendere la fuga.”

La salvezza

“Per la terza volta, la testa stava per raggiungerci. Allora, tutti e due insieme, abbiamo lanciato dietro di noi pezzi del muschio che nostro padre ci aveva donato. Dietro di noi è comparsa una palude. La testa si trovava in quel momento nel mezzo di un salto, ma non ha fatto in tempo a cambiare direzione. È caduta nella palude, e lì è sprofondata per sempre.

Io e Namid siamo tornati a casa, ma di nostro padre non c’era traccia. A lungo l’abbiamo aspettato, ma invano. Solo molti anni dopo abbiamo scoperto che aveva avuto meno fortuna di noi e non era riuscito a fuggire dal corpo senza testa.

La perdita di nostro padre è stato un dolore immenso, che ci ha segnati per tutta la vita.

Spesso, mi capita di sentire uomini e donne che, rimasti vedovi, vogliono risposarsi il più in fretta possibile per dare una madre o un padre ai figli. Ogni volta, ripenso alla nostra storia e un brivido mi attraversa la schiena.”

[fonte: fairytalez.com]

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