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[Fiabe italiane] Una camicia per curare l’infelicità? L’inquietante esperimento di re Gregorio

[Adattamento de “La camicia dell’uomo felice”, dalle “Fiabe Italiane” di Italo Calvino (2). Dalle note della raccolta:
“[…] Raccontata nel 1912 da Orsola Minèn, casalinga, istruzione elementare. Novella d’illustre origine letteraria. Attribuita ad Alessandro Magno, figura nello Pseudo-Callisthenes, e da lì passò in leggende latine medioevali e in racconti orientali […]“]


Sono passati solo tre giorni dai funerali del principe Filiberto, consumato da una misteriosa malattia, ma già circolano inquietanti voci su quello che è avvenuto nei mesi precedenti.

La malattia misteriosa e il bando del re

In molti ricorderanno che, poco meno di un anno fa, il re aveva chiamato a corte dotti e sapienti da ogni parte del regno e del mondo. Inizialmente, si era cercato di tenere segreto il motivo, ma nel giro di pochi giorni tutti sapevano: il principe era malato di un male misterioso.

Il giovane principe non mostrava sintomi evidenti di nessuna malattia conosciuta. Semplicemente, passava le sue giornate nell’inedia totale, guardando fuori dal balcone con sguardo spento. Spesso rifiutava i pasti e capitava che membri della servitù lo vedessero aggirarsi di notte per il castello come un’anima in pena, talvolta piangendo.

La prima cosa che tutti avevano pensato era che il giovane fosse innamorato. Ma il principe ha sempre negato, né si è trovato alcun indizio al riguardo. Lo stesso principe, quando il padre glielo chiedeva, rispondeva di non conoscere neppure lui la causa della sua infelicità.

Il responso dei saggi

Il re aveva provato ogni cosa per distrarre il principe dalla sua tristezza: feste e spettacoli, banchetti sontuosi, grandi balli, battute di caccia. Nulla aveva funzionato.

Gli stessi sapienti sono rimasti molto confusi. Dopo lunghi studi e discussioni, uno di loro ha trovato una possibile soluzione in un antico testo arabo: il re doveva cercare un uomo perfettamente felice e scambiare la sua camicia con quella del principe. In questo modo, la felicità dell’uomo si sarebbe trasmessa al giovane Filiberto. Non è chiaro se la magia avrebbe funzionato anche al contrario, ovvero quale sarebbe stata la sorte dell’uomo costretto a indossare la camicia del principe. Ma il re non sembra essersi soffermato sul problema.

Due testimonianze

Il re si è mosso in grande segreto, ma adesso che la storia è diventata nota qualcuno ricorda strane domande da parte del sovrano.

Il primo a parlare è stato un prete, che il re avrebbe chiamato al suo cospetto poco dopo aver saputo il responso dei saggi.

“Ricordo che era nervoso” racconta il prete. “Mi fece un po’ di domande sul mio passato, ma non sembrava ascoltare la risposta. Poi, mi chiese se ero felice. Sulle prime risposi di sì, perché in verità non ho molto di cui lamentarmi. Ma lui insistette, mi chiese se fossi felice in tutto e per tutto, se non avrei voluto, per esempio, diventare vescovo. Per un attimo, sperai che davvero mi stesse proponendo una promozione. Dissi subito che ne sarei stato onorato e per tutta risposta lui mi cacciò via.

Sul momento, rimasi molto confuso. Ora, capisco che il re sperava di trovare in me l’uomo felice a cui sottrarre la camicia per salvare suo figlio.”

Ancora più spinosa è la seconda testimonianza. Pare infatti che il re si sia rivolto niente meno che a un suo pari, sovrano di un regno vicino. Anche lui non si è rivelato essere perfettamente felice, ma pare sia ancora meno felice ora che ha scoperto cosa c’era dietro le domande di re Gregorio. Secondo alcune indiscrezioni, i diplomatici dei due regni sono al lavoro per risolvere l’incidente.

Un’occasione mancata

L’episodio più drammatico è però quello che ha raccontato un membro della corte, che chiede di rimanere anonimo.

“Il re era di pessimo umore, perché non riusciva a trovare l’uomo felice. Così, organizzò una battuta di caccia per distrarsi. Io facevo parte del suo seguito.

A un certo punto, sentimmo una voce che cantava allegra. Presto, ci imbattemmo in un giovane villico, che era nel bosco a raccogliere legna. Sembrava davvero l’uomo più spensierato del mondo.

Il re gli chiese se gli sarebbe piaciuto venire con noi al castello, vivere a corte come un nobile. Ma il giovane disse che no, si sarebbe sentito un pesce fuor d’acqua. Era perfettamente contento della sua vita semplice e non ne avrebbe voluto cambiare nessun dettaglio.

Il re sembrò sul punto di impazzire. Urlò che suo figlio era salvo, cominciò a parlare in frasi sconnesse, si avventò sul giovane e cominciò a sbottonargli la giacca.

È successo tutto molto in fretta. Noi non abbiamo avuto il tempo di reagire e il giovane nemmeno.

Poi, il re ha lanciato un urlo disperato. Si è lasciato cadere a terra e si è messo a singhiozzare. Noi ci siamo fatti avanti per capire cosa fosse successo. Poi, abbiamo guardato il petto del giovane e abbiamo capito.

L’uomo felice non aveva una camicia.”

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