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La storia di Ivan e della ragazza-serpente [fiaba russa]

Oggi, Ivan e Katja vivono insieme in uno splendido palazzo, degno del più ricco dei sovrani. Quando si sono incontrati la prima volta, tanti anni fa, le cose erano però molto diverse: lui era solo lo sciocco del villaggio e lei era un serpente intrappolato sotto del legno che bruciava.

Ma come hanno fatto le loro sorti a ribaltarsi in questo modo? Ce lo racconta Ivan stesso.

Lo sciocco del villaggio

“Sono stato povero per tutta la mia infanzia e la mia adolescenza. Vivevo con mia madre, mangiavamo solo pane secco. Lei mi sgridava spesso, diceva che avrei dovuto impegnarmi di più a guadagnare qualcosa.

Ricordo in particolare una volta in cui si arrabbiò molto. Avevo lavorato per un anno per un uomo del villaggio. Durante quell’anno, la sua cagna aveva fatto una cucciolata. Io mi ero affezionato così tanto a uno dei cuccioli che, quando l’anno finì, chiesi, invece del salario, di poter portare a casa con me il cagnolino. L’uomo accettò, ma mia madre si infuriò, perché invece che denaro avevo portato una bocca in più da nutrire.”

Il primo incontro con Katja

“Un giorno, mentre tornavo a casa, vidi in un campo un rogo di legna, e lì in mezzo un serpente intrappolato che chiedeva aiuto. Un uomo stava passando lì accanto in quel momento, ma non si voltò nemmeno. Io corsi ad aiutare il serpente, tirandolo fuori dalle fiamme. Non avete idea del mio stupore quando lo vidi trasformarsi in una fanciulla!

Katja mi ringraziò e mi invitò a casa sua. Disse che sua madre mi avrebbe certamente offerto una ricompensa per averla salvata. Mi disse di rifiutare monete di argento o d’oro, perché sua madre era una fattucchiera, e le monete non erano ciò che sembravano. Dovevo invece chiederle l’anello con dodici viti, e insistere finché non me l’avesse concesso.

Così feci, e ottenni l’anello. Era un oggetto strano, in ferro, e non mi era chiaro cosa avrei dovuto farne. Katja mi disse che dovevo tenerlo in mano, stando sulla soglia di casa all’ora del tramonto, e allentare una a una le dodici viti. Allora, dodicimila uomini sarebbero apparsi e avrebbero esaudito ogni mio desiderio.”

Il successo e l’amicizia con lo zar

“Così feci, e quando i dodici mila uomini apparvero, chiesi loro il castello più bello che si fosse mai visto, completo di servitori dai vestiti eleganti. Il capo degli uomini mi disse di andare a dormire, e che l’indomani avrei trovato ciò che chiedevo. Così accadde.

Per molte settimane, vissi lì felice, insieme a mia madre e ricevendo molti ospiti. Inizialmente, si trattava di vecchi amici o persone del villaggio. Poi la fama del mio castello si diffuse, e cominciarono ad arrivare curiosi da sempre più lontano.

Infine, venne anche lo zar con la sua famiglia. Diventammo amici e lui mi concesse in moglie sua figlia.”

Una felicità di breve durata

“Purtroppo, quel matrimonio non fu felice. Io e la figlia dello zar eravamo troppo diversi, tra noi non si creò mai un vero legame. Presto, lei si trovò un amante in un giovane servitore. Insieme, complottarono per rubarmi l’anello.

Una mattina, mi svegliai non più nel mio letto, ma sul pavimento della vecchia casa dove avevo vissuto per molti anni. Del castello non c’era più traccia.

Mia madre mi convinse ad andare a chiedere aiuto allo zar, mio suocero. Ma la fine dell’incantesimo aveva anche cambiato il mio aspetto. Ero sporco, con abiti logori e miseri. Lo zar non mi riconobbe e mi fece imprigionare credendomi un mendicante e un imbroglione.”

Tutto è bene quel che finisce bene

“Nella prigione dello zar, stavo iniziando a disperare e a impazzire. Per fortuna, mi salvò il mio amato cagnolino, ormai divenuto adulto. Fu lui a viaggiare fino a ritrovare il mio castello, che si trovava al di là del mare e in cui vivevano come marito e moglie la figlia dello zar e il servitore.

Il cane recuperò l’anello e me lo riportò. Così, io potei riprendere possesso del mio palazzo. Cacciai la figlia dello zar e il servitore. Qualche mese dopo, rincontrai Katja durante una passeggiata. Cominciammo a frequentarci, scoprimmo di essere fatti l’uno per l’altra e ci sposammo.”

[da una fiaba russa (32)]

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