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Sposo della principessa è un impostore – Baciccin Tribordo vero salvatore di Anna

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Sono state ore confuse a Gran Castello sul Mare, ma una cosa appare certa: il capitano che si era spacciato per salvatore della principessa Anna era in realtà un impostore.

Questa mattina, verso le 10.30, un uomo ricoperto d’alghe era stato visto uscire dal mare e dirigersi verso la piazza dove era atteso il corteo nuziale. Quando l’ha visto avvicinarsi alla processione, il re ha subito dato ordine di arrestarlo. Tuttavia, l’uomo ha alzato una mano, mostrando di avere al dito un anello di diamante.

Il re l’ha subito riconosciuto: si trattava dell’anello della sua defunta moglie, che era rimasto proprietà della figlia. Allo stesso tempo la principessa Anna, sempre silenziosa dal suo ritorno a casa, ha affermato che l’uomo ricoperto d’alghe era il suo vero salvatore. Come ipotizzato dai primi pescatori che l’avevano visto uscire dal mare, si trattava di Baciccin Tribordo, il vagabondo ben conosciuto in tutte le locande del regno per il suo amore per il vino.

Una volta spezzato il silenzio, la principessa ha presto raccontato l’intera storia di quello che era successo.

Rapimento e salvataggio della principessa

A rapire Anna era stato un dragone, che l’aveva imprigionata su un isolotto roccioso. Si trattava di un essere enorme e mostruoso che però, ogni giorno per tre ore, si trasformava in triglia. Anna aveva provato a liberarsi del suo rapitore durante quelle ore, ma appena cercava di colpirlo con una pietra o con un ramo la triglia si trasformava in gabbiano e volava via.

Era ormai rassegnata alla sua condizione, quando Baciccin Tribordo è arrivato sull’isolotto a bordo di una piccola scialuppa. Anna gli ha subito raccontato tutto sul dragone. Baciccin si è allora nascosto dietro uno scoglio, dove è riuscito a rimanere al sicuro dal mostro, che avendo fiutato la sua presenza lo cercava per ucciderlo.

Quando infine il dragone si è trasformato, Baciccin ha preso le reti da pesca che aveva sulla scialuppa e le ha gettate in mare. Tra i tanti pesci tirati su c’era una triglia. Baciccin l’ha subito colpita con un remo della sua imbarcazione; il mostro ha fatto in tempo a trasformarsi in gabbiano, ma il colpo gli aveva spezzato un’ala, impedendogli di volare. Il giovane è così riuscito a uccidere la bestia a colpi di remo.

Dopo la morte del mostro, Anna ha donato a Baciccin il suo anello, in segno di gratitudine. I due sono poi partiti dall’isolotto a bordo della scialuppa del giovane.

Qui Anna ha scoperto che Baciccin si era imbarcato alcuni giorni prima sulla nave del capitano Giacomo, uno dei tanti uomini partiti alla sua ricerca. Quando i viveri avevano cominciato a scarseggiare, il capitano aveva mandato Baciccin a cercare cibo sull’isolotto roccioso (in verità, la principessa sospetta che volesse solo liberarsi di una bocca da sfamare). Vedendolo ritornare con la principessa, il capitano l’ha subito ripreso a bordo, ma ha anche immediatamente cominciato a tramare per prendersi lui il merito dell’impresa.

Conoscendo l’amore di Baciccin Tribordo per il vino, il capitano ha improvvisato dei festeggiamenti e l’ha fatto bere fino a perdere i sensi, per poi buttarlo in mare.

La verità trionfa

“Il capitano diceva che un ubriacone come Baciccin non era un degno marito per una principessa come me” ha riferito Anna. “E all’inizio sono stata incerta se dargli retta o meno. Di certo, Baciccin era molto diverso dall’ideale di nobile sposo che avevo sognato fin da bambina. Il capitano, se non altro, era un uomo che aveva ricevuto una certa educazione e anche se non era nobile mi dava l’impressione di qualcuno che avrebbe potuto integrarsi bene nella vita di corte.

Tuttavia, più tempo passavo con lui e più mi rendevo conto di quanto fosse un uomo viscido e falso. Baciccin, invece, era l’uomo che mi aveva salvato e che, nella sua semplicità, mi aveva sempre trattato con genuina gentilezza.”  

Appena saputa la storia, il re ha dato ordine di arrestare l’impostore. Il matrimonio si è poi svolto come previsto, ma con Baciccin Tribordo come sposo.

 

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