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Nord Italia: ragazzo preso dopo lunga latitanza nel Paese-Dove-Non-Si-Muore

Per le leggi stesse della natura, ogni essere umano deve presto o tardi incontrare Morte. È infatti compito suo raccogliere le anime che hanno terminato il loro tempo su questo mondo, per lasciare spazio a nuovi individui. Un compito spesso ingrato, raramente apprezzato e non sempre facile.

Capita infatti che qualcuno cerchi di sfuggire a questo fato inevitabile. L’ultimo caso è quello di Gianni T., ragazzo di un paesino del Nord-Est che ha dato grattacapi a Morte per più di cinquecento anni.

“Quando sono andato a prenderlo nella casa della sua famiglia, lui non era lì” racconta Morte. “Ma sono riuscito a parlare con un fratello che mi ha detto che, molti anni prima, era partito alla ricerca del Paese-Dove-Non-Si-Muore.”

Il Paese-Dove-Non-Si-Muore è l’equivalente metafisico di un paradiso fiscale: un luogo dove non si applicano molte delle regole del cosmo e dove le autorità hanno difficoltà ad accedere.

“Per fortuna, a pochi è concesso di accedere” spiega Morte. “E, in verità, sono anche pochi quelli che riescono a trovarne l’ingresso.”

Morte ha così continuato a cercare il ragazzo.

“Per prima cosa, sono andato da un vecchio con cui avevo dovuto fare un accordo tempo fa” racconta. “Per motivi che non sto a spiegarvi, gli avevo concesso di rimanere in vita finché non avesse spostato un’intera montagna di pietre con la sua carriola. A occhio e croce, aveva davanti altri cento anni di lavoro. Sempre secondo gli accordi, non avrei potuto toccare nessuno che vivesse con lui. Ho quindi provato a vedere se il ragazzo non si trovasse lì.”

Il vecchio ha detto di aver visto passare Gianni e di avergli offerto di fermarsi lì. Il ragazzo ha però rifiutato, decidendo di continuare la ricerca del Paese-Dove-Non-Si-Muore.

Morte ha continuato la sua ricerca presso due altri vecchi con cui aveva accordi simili. Il primo aveva davanti ancora duecento anni, quelli necessari ad abbattere ogni singolo albero di un’immensa foresta. Il secondo aveva legato il suo destino a quello di un’anatra che, in trecento anni, avrebbe prosciugato un intero lago bevendone l’acqua.

Entrambi i vecchi avevano visto Gianni, ma il ragazzo non aveva voluto fermarsi con nessuno di loro.

“Era ormai evidente che il ragazzo avesse raggiunto il Paese-Dove-Non-Si-Muore” racconta Morte. “Ma il mio ruolo mi richiedeva di non arrendermi. Per secoli ho continuato a cercarlo, consumando tante scarpe da riempire un carretto.”

Per fortuna, non è raro che coloro che si rifugiano nel Paese-Dove-Non-Si-Muore provino a un certo punto nostalgia di casa.

“Ieri, finalmente, l’ho visto: era su un cavallo bianco del Paese-Dove-Non-Si-Muore ed era lui, il ragazzo che cercavo da secoli. Ovviamente quello era un cavallo magico, che non rispondeva alle leggi di questo mondo. Finché il ragazzo fosse rimasto in sella, non avrei potuto toccarlo.

Ho assunto le sembianze di un vecchio, in difficoltà con il carretto in cui tenevo tutte le scarpe che ho consumato in questi anni. Ho chiesto al ragazzo di scendere da cavallo per aiutarmi con una ruota che era finita fuori dalla carreggiata. Lui all’inizio ha esitato, ma sono riuscito a convincerlo. E quando ha messo piede a terra, ho potuto catturarlo.

So che il mio è un ruolo impopolare” conclude Morte. “Ma è necessario all’ordine del cosmo. Le persone che sfuggono al loro destino non sono eroi né modelli da seguire. Sono solo degli irresponsabili che mettono il loro egoismo davanti all’ordine delle cose.”

[Dalla raccolta “Fiabe Italiane” di Italo Calvino (2)]

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