giappone

Giappone: prete incontra jikininki sulle montagne della provincia di Mino

Muso Kokushi, trentasette anni, è un prete buddhista della provincia di Mino, in Giappone.

Qualche giorno fa, mentre attraversava una zona di montagna, gli è capitato un fatto straordinario.

“Stavo camminando su sentieri che non avevo mai percorso prima, il tempo era brutto, e a un certo punto mi sono perso” racconta Muso. “Cominciavo davvero ad avere paura, quando per fortuna ho visto un eremo in cima a una collina.”

Nell’eremo, Muso ha trovato un uomo anziano, che con grande rammarico gli ha detto di non poterlo ospitare per la notte, ma gli ha indicato la via per un villaggio a poco distante distanza.

Qui, Muso è stato accolto dalla comunità locale (qualche decina di persone) e ha potuto mangiare, scaldarsi e riposare.

“Mi hanno dato una stanza in cui dormire e io, stanco com’ero, mi sono addormentato all’istante. Penso di aver dormito un’oretta o due, prima che il padrone di casa venisse a svegliarmi.”

L’uomo ha informato Muso che  nel villaggio si era appena svolto un funerale. Lui e gli altri non gli avevano detto nulla perché, vedendolo sfinito, avevano ritenuto doveroso lasciarlo riposare. Ora, però, si apprestavano a rispettare la tradizione della comunità, che imponeva loro di passare la notte successiva a un funerale in un altro villaggio, a tre miglia di distanza.

“Parlava di jikininki e di spiriti; mi ha chiesto se volessi seguirli o me la sentissi di rimanere nel villaggio” racconta Muso. “Io ero mortificato per aver dormito invece che prendere parte alla cerimonia funebre, così ho deciso di rimanere a onorare il morto.”

La solitaria notte di veglia è cominciata in modo tranquillo. Muso ha recitato le preghiere rituali, poi si è messo a meditare.

“Per diverse ore, non è successo niente. Poi, nell’ora più buia della notte, l’ho visto: una sagoma informe, enorme e silenziosa, è entrata nella stanza e ha cominciato a nutrirsi della salma e poi delle offerte rituali deposte lì accanto.”

A Muso ha subito capito che si trattava di un jikininki, un fantasma mangiatore di carne umana, proprio di quelli contro cui il padrone di casa l’aveva messo in guardia. Lo spirito ha però ignorato la presenza del prete e se ne è andato non appena terminato il suo pasto.

La mattina dopo, quando la popolazione del villaggio è tornata, Muso ha raccontato ciò che aveva visto.

“Nessuno era particolarmente sorpreso. Quello che invece ha sorpreso me è stato che, quando ho chiesto loro se l’eremita che avevo incontrato la sera prima venisse mai a celebrare rituali in paese, tutti hanno affermato che non esistesse nessun eremo nelle vicinanze.”

Prima di riprendere il suo viaggio, Muso è passato di nuovo dall’eremo. L’ha trovato nel luogo della sera prima e questa volta l’eremita l’ha accolto con gioia. Qui, il prete ha avuto una seconda sorpresa quando l’uomo gli ha svelato la sua vera identità.

“Per quanto sembrasse inverosimile, quell’uomo bonario che mi aveva appena accolto era in realtà lo spettro immondo che avevo visto divorare un cadavere la notte prima. Mi ha raccontato di essere stato un sacerdote corrotto, interessato non allo spirito ma solo a raccogliere offerte e beni materiali. Per questo, dopo la morte, si è trasformato in jikininki.

Mi ha chiesto di recitare preghiere per lui e io l’ho fatto. Spero che questo possa aiutare la sua anima a trovare pace. Penso però che sia giusto raccontare quanto più possibili questa storia. Oggigiorno, troppi di quelli che si dovrebbero curare dell’anima pensano solo ai beni materiali e questa è la prova di ciò a cui può portare questo atteggiamento.”

[29]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *