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Corteo infernale di Hellequin in Normandia: la testimonianza di un prete

Walchelin è un giovane parroco della diocesi di Lisieux, in Normandia. La sera dello scorso 1 gennaio stava tornando a casa dopo aver visitato un ammalato, quando si è imbattuto in un evento prodigioso.

Per una settimana dopo l’accaduto è rimasto a letto malato. Oggi, finalmente, è riuscito a rialzarsi e raccontare l’accaduto.

“Negli ultimi mesi, mi era capitato più volte di sentire parlare del demone Hellequin e del suo corteo infernale. Fino a martedì scorso, però, le avevo sempre considerate storie prive di fondamento.

Stavo tornando a casa, quando ho sentito quello che sembrava il rumore del passaggio di una grande armata. Sono uscito dalla strada e mi sono nascosto dietro alcuni alberi.

I primi che ho visto passare erano uomini a piedi, che portavano dei carichi in spalla; all’inizio ho pensato al bottino di qualche saccheggio, ma poi ho cominciato a riconoscere tra la folla alcuni uomini del mio villaggio morti negli ultimi mesi. È stato allora che ho capito cosa stava succedendo.

Ho poi riconosciuto un uomo condannato a morte due anni fa per aver ucciso un prete; era legato a un tronco trasportato da due etiopi, e un demone con artigli appuntiti gli squartava schiena e cosce, lasciando uscire fiotti di sangue rosso.

È poi passato un gruppo di nobildonne a cavallo; il vento notturno le sollevava e faceva ricadere continuamente sulle selle, da cui uscivano lunghi chiodi roventi che ogni volta si conficcavano nelle loro carni.

Ho poi visto passare molti monaci e preti, alcuni dei quali in vita avevano avuto un’ottima reputazione. La loro anima doveva però essere meno pura di quanto pensava la gente, perché tutti piangevano e si lamentavano per le sofferenze che stavano passando. Alcuni che mi conoscevano mi hanno persino chiamato per nome, chiedendomi di pregare per la loro salvezza.

E poi il corteo è andato ancora avanti, e fatico a ricordare tutte le persone che ho visto e riconosciuto.

A un certo punto, ho pensato che nessuno mi avrebbe mai creduto quando avessi raccontato di aver visto il corteo di Hellequin. Per procurarmi delle prove concrete, ho quindi pensato di salire in sella a un cavallo nero che era privo di cavaliere e con quello scappare a casa.

Quando però ci ho provato, ho sentito il piede che avevo messo nella staffa bruciare come se avesse toccato le fiamme dell’Inferno e la mano con cui avevo afferrato la sella gelare come se stessi toccando ghiaccio. Un cavaliere mi ha fermato, dicendomi che dovevo stare lontano da tutto ciò che riguardava quel corteo infernale.

Mi sono girato verso di lui e con grandissima sorpresa vi ho riconosciuto mio fratello Robert, di cui non avevo più notizie da quando era partito per l’Inghilterra un paio di anni fa. Mi ha detto che le armi che portava erano incandescenti e pesanti; trasportarle era il tormento con cui stava espiando i suoi peccati. Per fortuna, ritiene che dovrebbe finire di scontare la sua pena nel corso di quest’anno.

Avrei voluto parlare con lui più a lungo, ma il corteo di Hellequin doveva andare avanti. Robert mi ha raccomandato di tenere a mente quello che avevo visto, andarmene e vivere pensando sempre alla salvezza della mia anima.

Quando sono tornato a casa, avevo la febbre alta e per giorni sono stato a letto in preda ad allucinazioni. Ora però sto meglio, ho parlato con il vescovo di ciò che ho visto e intendo seguire il monito di mio fratello.”

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