Folletti e spiriti della natura: un passo indispensabile nella comprensione del mondo

Da sempre, gli esseri umani credono in cose. Concetti astratti, entità che non si possono vedere, rapporti di causa-effetto non dimostrabili. Ed è una cosa che ha radici molto profonde.

L’istinto della superstizione

Nel 1947, lo psicologo B.F. Skinner portò avanti degli esperimenti che sembravano indicare l’esistenza di comportamenti “superstiziosi” nei piccioni.

Skinner aveva chiuso gli uccelli in gabbie singole e dava loro cibo a intervalli irregolari. Quello che osservò fu che i piccioni sembravano sviluppare dei “rituali”, ovvero eseguivano piccole azioni o movimenti perché le collegavano all’arrivo del cibo (benché in realtà tale collegamento non esistesse).

piccioni

Quello che i piccioni facevano (e che spesso facciamo anche noi) era cercare un rapporto di causa-effetto, nel caso specifico per ottenere cibo. Non trovandone uno “razionale”, ripiegavano sulla miglior approssimazione a disposizione.

Alla base di un comportamento superstizioso, c’è sempre questo: il desiderio di capire la realtà che ci circonda e controllarla. Nessuno può impedire al caso di farci avere una giornata sfortunata. Ma indossare il nostro amuleto di fiducia ci regala l’illusione di avere un controllo sulla nostra sorte.

Antropomorfizzare per capire

Capire le cose vuol dire rapportarci con esse in modo complesso. E, in natura, ciò con cui ci rapportiamo in modo più complesso sono i nostri simili.

Il mio vicino mi ha fatto qualcosa di male? Si vede che è arrabbiato con me. Cosa posso fare per evitare che si calmi? Chiedere scusa, magari portargli un dono per dimostrare la mia buona volontà.

Il fiume che passa accanto alla mia casa è esondato? Possibile che, come il mio vicino, sia arrabbiato? Come faccio a chiedergli scusa? Che dono potrebbe gradire?

Nelle società primitive, spesso non si parla di religioni strutturate, ma di forme di animismo. Il fiume, il sasso, la terra, l’albero da frutta, tutto ha un’anima. E ciò che ha un’anima è simile a me. Con ciò che ha un’anima, posso instaurare un dialogo e, se non proprio controllarlo, almeno discuterci.

Lo step successivo è quello di immaginare di parlare con lo spirito del fiume. Che magari risiede dentro un animale, o ha addirittura sembianze antropomorfe. Magari non è il fiume a essere arrabbiato con me, ma un uomo con poteri magici che ne controlla il corso.

Pensarla così vuol dire lasciare che la razionalità ceda un po’ di spazio alla fantasia. Ma vuol dire anche dire pensare che esseri non troppo diversi da noi possano controllare le forze della natura. E che quindi, forse forse, anche noi non siamo così lontani dal poterlo fare.

Un altro popolo

Ci sono innumerevoli teorie che cercano di spiegare la presenza di razze non umane nel folklore di tutto il mondo.

Alcune vedono le leggende come “ricordi distorti” di fatti avvenuti in epoche remote.

Per esempio, esiste una teoria secondo cui, quando i Celti arrivarono in Europa, vi trovarono popolazioni più primitive, le sconfissero e costrinsero i superstiti a vivere nascosti. Da questo “altro popolo” sarebbero nate tutte le leggende su fate, folletti e gnomi. Un dettaglio interessante al riguardo è che, nel folklore celtico, il ferro protegge dal Piccolo Popolo. E il ferro era probabilmente il vantaggio tecnologico che aveva permesso ai Celti di trionfare sulle vecchie popolazioni autoctone.

Ci sono però altre teorie che puntano in un’altra direzione. Secondo queste ultime, molte credenze popolari possono essere invece ricondotte al tentativo di spiegare ciò che ancora era incomprensibile.

Rimanendo in ambito celtico (anche se credenze analoghe sono presenti in diverse culture), un esempio famoso è il fenomeno dei changeling: bambini rapiti e sostituiti con membri del popolo fatato o esseri demoniaci.

Molti studiosi ritengono che la leggenda fosse un modo di razionalizzare lo sviluppo di malattie o deformità (spesso legate alla malnutrizione) in bambini molto piccoli. In molti hanno inoltri notato come diversi “sintomi” che un bambino era stato scambiato somigliano molto a quelli di disturbi dello spettro autistico (sintomi che possono comparire in modo improvviso quando il bambino ha già due o tre anni).

E l’autismo era solo una delle molte malattie imputate a creature non umane. Il Piccolo Popolo era accusato anche di causare infarti e ictus. Ancora a fine Ottocento, si parlava di vampiri per spiegare epidemie di tubercolosi.

L’importanza di dare una forma alle cose

Oggi, la maggior parte di noi è molto scettica su questo genere di credenze. Sappiamo che gli esseri invisibili che causano malattie si chiamano virus; con i giusti strumenti, riusciamo anche a vederli.

Trovata la spiegazione razionale, l’approssimazione irrazionale non ci serve più. Eppure, ci sono molti esempi di situazioni in cui diamo una forma da “creatura immaginaria” a concetti che fatichiamo a capire o che ci sembrano ancora più grandi di noi.

Così, può succedere che si spieghi la depressione paragonandola a un cane nero. O che si dia forma alla paura verso il nucleare immaginando una lucertola enorme che va in giro a distruggere città.

Certo, siamo (più o meno) consapevoli dell’operazione mentale che stiamo facendo. Ma questo non toglie che immaginare le cose con un’anima e delle sembianze fisiche rimanga uno dei modi più immediati che il nostro cervello ha per rapportarsi con esse.

godzilla

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